ORA IMPEGNO PER NON LASCIARE INDIETRO NESSUNO

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La scuola italiana si prepara a terminare il proprio anno in modo straordinario. Come Movimento Studenti di Azione Cattolica (Msac), dopo aver letto il testo del decreto legge n. 22 dell’8 aprile 2020, esprimiamo parere favorevole in merito alle modalità pensate per la conclusione del corrente anno scolastico e per l’Esame di Stato.
Per entrambi gli scenari tracciati dal decreto, ringraziamo la ministra Lucia Azzolina per aver accolto in larga parte le proposte del Forum delle associazioni studentesche riguardo ai requisiti di ammissione e alla struttura delle prove d’esame. Per ciò che riguarda il recupero e l’inizio delle lezioni, crediamo sia una scelta appropriata quella di tornare il primo settembre tra i banchi di scuola, se le condizioni sanitarie lo consentiranno.

Per questa fase che ci aspetta, ci permettiamo, come associazione studentesca, di sottolineare due nodi cruciali che le ordinanze della ministra dovranno sciogliere e su cui, come Msac, siamo pronti a offrire il nostro contributo: come considerare le assenze e come valutare gli studenti.

Consapevoli che non esistono soluzioni semplici a problemi complessi, chiediamo la possibilità di istituire dei tavoli tecnici di confronto tra rappresentanze dei docenti, dei genitori e degli studenti, per trovare insieme il modo migliore di procedere. Da questo punto di vista sentiamo la responsabilità di condividere da subito la preoccupazione che gli strumenti, o i loro criteri di utilizzo, offuschino l’obiettivo stesso per il quale vengono adottati: la scuola esiste per formare e appassionare le studentesse e gli studenti, non per spaventare e classificare. Ogni modalità di conteggio delle assenze e di valutazione del percorso dovrà essere finalizzata a supportare l’apprendimento, non a tracciare la linea di confine tra chi merita un premio e chi un castigo. La fase difficile che stiamo affrontando non consente a tutte le studentesse e a tutti gli studenti di dedicarsi con serenità alla scuola: non sappiamo come vivono in famiglia, se hanno gli strumenti tecnologici adeguati, se hanno fratelli o sorelle con i quali dover condividere la connessione, se hanno paura per un amico o un familiare in ospedale, se risentono della preoccupazione di un genitore che sta perdendo il lavoro. Abbiamo bisogno come studenti di sentirci raggiunti nelle nostre case, di sapere che la scuola non si dimentica di noi, che continua a scommettere sulle nostre possibilità. Ora più che mai la scuola dovrebbe riuscire a superare, e non a farci pagare, l’iniquità per cui non siamo tutti nelle condizioni materiali e psicologiche di sopportare questo periodo, ma c’è chi, già in difficoltà, vive giorni di profonda sofferenza.

L’emergenza non si risolve durante l’emergenza: sarebbe miope cercare a tutti i costi di vivere la scuola come se nulla intorno stesse accadendo, di vivere l’apprendimento, e quindi anche la valutazione, come se potessimo sostenerci tra i banchi delle nostre classi.

L’emergenza ci insegni una volta per tutte che sulla scuola non si può risparmiare, che serve investire per il diritto allo studio per evitare l’ingiustizia per cui può imparare solo chi se lo può permettere, tradendo una parte degli studenti italiani, tradendo la nostra Costituzione. Quando torneremo alla quotidianità, ci aspettiamo che non si perderà altro tempo, ma si ragionerà insieme su una riforma della scuola che dia centralità alla crescita e all’autonomia dello studente, superando il voto numerico come unico incentivo alla formazione delle studentesse e degli studenti. Speriamo di poter presto costruire insieme la scuola di cui abbiamo bisogno, all’altezza della professionalità della classe docente e delle capacità delle studentesse e degli studenti d’Italia.