LETTERA APERTA AL MINISTRO

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Caro Ministro,

noi siamo il Movimento Studenti di Azione Cattolica (MSAC) di Rimini.
Le scriviamo dopo un lungo percorso su Don Milani e la scuola di Barbiana. Anche noi da studenti attivi che credono alla scuola come luogo fondamentale di crescita, dialogo e confronto, in cui acquisire gli strumenti necessari per una cittadinanza attiva e consapevole, con immenso spirito critico abbiamo redatto la nostra lettera aperta sulla scuola italiana. Ci teniamo a precisare che la seguente è stata elaborata secondo il metodo della scrittura collettiva*.
 
1. Volevamo innanzitutto evidenziare alcune criticità del sistema istruzione.
 
La scuola non coinvolge. I professori, molto spesso, non hanno passione e quindi, come possono trasmetterla agli alunni? Come ci si può meravigliare se fra i banchi di scuola prevale un atteggiamento di indifferenza e insofferenza verso qualcosa di cui non si comprende l'importante significato? Molti ragazzi studiano solo per procurarsi una posizione sociale, magari privilegiata, “perché il diploma è quattrini”. Altri invece vivono la “scuola parcheggio”, dove si va perché “si deve”, perché tutti lo fanno, perché altrimenti
non saprebbero riempire la giornata.
 
Una grande pecca dell'organizzazione scolastica odierna è quella di puntare alla quantità senza curarsi della qualità dell'insegnamento, dimenticando il senso fondamentale dello studio: spalancare le porte della mente sulla società e sul mondo. Gli studenti sono passivi, e con svogliatezza e disinteresse verso i temi trattati si auto-rendono un ostacolo verso la propria formazione culturale, che poi è interesse per la loro vita.
La scuola ha una grande responsabilità. Studenti illusi e svogliati saranno cittadini acritici e disinformati. È qui che ci giochiamo la futura classe dirigente. La scuola è nata per renderci liberi, per insegnarci a scegliere, a pensare autonomamente. Lo spirito critico deve essere promosso come valore fondamentale.
 
La scuola è fossilizzata in programmi non elastici, molto ampi ma che non si riallacciano alla vita. Il dialogo spontaneo fra professori e studenti sull'attualità e i temi che li riguardano più da vicino è un diritto sancito dallo Statuto e delle Studentesse e degli Studenti, e che non viene affatto valorizzato.
 
Per descrivere in modo adeguato l'approccio dello studente medio alla scuola potremmo scrivere un libro intitolato: “La mia vita dipende dal voto”. L'attuale modello di scuola non valorizza la varietà dei contenuti ma promuove un sistema sterile ed omologato. L'eccessivo peso del voto fa perdere di vista il valore e la bellezza dello studio. Il voto non deve essere un fine ma un mezzo. Evidentemente questo non è chiaro alla maggioranza, per la quale rappresenta l'unico scopo dello studio. In questa logica c'è chi punta al ribasso,
accontentandosi di minimi risultati, e chi pretende molto di più attraverso uno studio cieco, “matto e disperatissimo”, spesso alimentato da pressioni esterne. Ma nessuno si salva dall'apatia e dalla mancanza di senso diffusa.
 
 
2. D’altra parte non dobbiamo dimenticare che è già una grandissima conquista vivere in una società in cui l’essere studenti deve far parte della vita di ogni cittadino.
 
 
Art. 34 - Costituzione della Repubblica Italiana
La scuola è aperta a tutti.
L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze,
che devono essere attribuite per concorso.
 
La scuola è riscatto. Il valore della scuola è sancito dalla costituzione come diritto fondamentale di ogni cittadino. La scuola, in alcuni casi, assicura ai giovani un futuro diverso da quello proposto dalle realtà locali. Sono tantissimi i giovani schiavi della mafia, del riciclaggio e della droga. La scuola è tale, se è anche scuola di vita, se è un ambiente che favorisce la socializzazione, la crescita e la libera espressione delle proprie opinioni garantendo un confronto chiaro e rispettoso, poiché è laica e non fa differenze.
Il ruolo dei professori è fondamentale. I risultati degli studenti dipendono in gran parte dalla passione dei docenti e dalla capacità di trasmetterla, dalla loro umanità espressa nei rapporti personali con gli studenti.
La Scuola è palestra di relazione, luogo di incontro e di discussione, di crescita e condivisione. La scuola è ricerca. Non ci lascia indifferenti davanti a ciò che ci circonda, e ci insegna un metodo di indagine della realtà. Infine, strano a dirsi, ma la principale risorsa della scuola sono proprio gli studenti. Essi con la loro carica, la loro energia e positività, costituiscono, caro ministro, il futuro dell’Italia. Per questo è necessario renderli
cittadini consapevoli fornendo a loro gli strumenti democratici necessari, ovvero lo studio della Costituzione, la storia della politica e la sua situazione odierna. E’ importante per noi giovani essere a conoscenza del cammino e del patrimonio culturale del nostro paese, non si può tenere nell’ignoranza gli artefici dell’Italia che verrà. Oggi è importante avere una finestra aperta sul mondo, e la scuola la costruisce.
 
 
3. Dopo aver fatto una panoramica generale sulle criticità e le potenzialità della scuola italiana, vogliamo proporre alcuni suggerimenti interessanti e concreti che a nostro avviso possono migliorare le condizioni di vita scolastica.
 
 
Noi studenti crediamo che le lezioni tenutesi a scuola non debbano solamente attenersi al programma dell'anno, ma necessitino piuttosto di più collegamenti con l'attualità attraverso:
- lettura, studio e discussione dei quotidiani in classe;
- introduzione dell’insegnamento obbligatorio di Cittadinanza e Costituzione, Diritto ed Economia nei Licei, nei Professionali e Tecnici.
- creazione di spazi di aggregazione all'interno dell'istituto, ove gli studenti possano organizzare gruppi di studio e/o di confronto;
- istituzione di cineforum su tematiche socio-culturali proposte dagli studenti in accordo con gli insegnanti.
- esperienze "lavorative", per esempio nei campi confiscati alle mafie, toccando con mano queste realtà, impiegando diversamente il tempo ora utilizzato per gite di altro genere
Per stimolare la partecipazione attiva degli studenti si possono tenere lezioni autogestite, con il supporto degli insegnanti.
Inoltre per aumentare l'interesse degli alunni si possono organizzare incontri di approfondimento con professori competenti su specifiche tematiche storico-culturali.
Credendo che il buon insegnante non sia solo quello ben istruito ma anche colui che è in grado di trasmettere la passione per la propria materia, si possono organizzare corsi di formazione aperti a tutti i professori sul rapporto studente/insegnante, affinché non sia basato solo sul voto ma sia un rapporto umano e attento alle necessità degli alunni.
In questo periodo di crisi economica, ovunque si cerca di diminuire le spese pubbliche. In Italia si è deciso di tagliare (non solo dal punto di vista economico) anche sulla pubblica istruzione, come non è successo in altri Paesi europei. Se le cose vanno sempre peggio forse bisogna pensare che la scuola non sa preparare gli uomini alla società, oppure non vuole farlo?
 
*Scrittura collettiva: “Noi dunque si fa così: Per prima cosa ognuno tiene in tasca un notes. Ogni volta che gli viene un'idea ne prende appunto. Ogni idea su un foglietto separato e scritto da una parte sola. Un giorno si mettono insieme tutti i foglietti su un grande tavolo. Si passano a uno a uno per scartare i doppioni. Poi si riuniscono i foglietti imparentati in grandi monti e son capitoli. Ogni capitolo si divide in monticini e son paragrafi. Ora si prova a dare un nome a ogni paragrafo. Se non si riesce vuol dire che non contiene nulla o che contiene troppe cose. Qualche paragrafo sparisce. Qualcuno diventa due. Coi nomi dei paragrafi si discute l'ordine logico finché nasce uno schema. Con lo schema si riordinano i monticini.
Si prende il primo monticino, si stendono sul tavolo i suoi foglietti e se ne trova l'ordine. Ora si butta giù il testo come viene viene. Si ciclostila per averlo davanti tutti eguale. Poi forbici, colla e matite colorate. Si butta tutto all'aria. Si aggiungono foglietti nuovi. Si ciclostila un'altra volta. Comincia la gara a chi scopre parole da levare, aggettivi di troppo, ripetizioni, bugie, parole difficili, frasi troppo lunghe, due concetti in una frase sola.” (da “Lettera a una professoressa”)