Intervento del Msac al Senato - 27 maggio 2015

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Senato della Repubblica

Onorevoli Senatori, onorevoli Deputati,

 

grazie per questo momento di ascolto e di confronto con il Forum delle Associazioni Studentesche.

 

Come Movimento Studenti di Azione Cattolica riteniamo che la riforma della “Buona scuola” sia complessivamente insufficiente. Riconosciamo degli aspetti positivi all’iniziativa sulla scuola del Governo: in primo luogo un serio investimento che inverte la tendenza dopo anni di tagli all’istruzione; e alcune introduzioni positive: per esempio il potenziamento dell’alternanza scuola-lavoro; l’introduzione del curriculum dello studente con la possibilità di attivare percorsi opzionali; l’avvio di un Piano Nazionale Scuola Digitale; un tentativo di rendere sistematica la formazione dei docenti; gli investimenti in edilizia scolastica.

Tuttavia, dobbiamo condividere una certa amarezza se pensiamo al percorso di questa riforma: all’ampia consultazione non è seguita una fase di condivisione con le parti rappresentative del mondo della scuola, e il primo ddl presentato dal Governo è stato fortemente riformulato dalla Commissione VII della Camera senza però toccare i saldi di spesa. Ne è uscito un testo che commentatori ben più autorevoli di noi hanno definito “policentrico”, privo di un chiaro indirizzo programmatico. Ma la nostra scuola ha bisogno proprio di una mission chiara e soprattutto condivisa, per rispondere alle sfide di questo tempo di crisi ma anche di grande cambiamento. Il malcontento che il mondo della scuola sta esprimendo in queste settimane non è solo quello corporativo di chi rifiuta a prescindere ogni riforma. Molti invece esprimono disagio proprio perché non trovano nella “Buona scuola” quel carattere di novità e progetto che è tanto necessario. Ed è un disagio trasversale, come testimonia l’appello “La scuola che cambia il Paese” che abbiamo sottoscritto con altre 32 associazioni.

 

Entrando nel merito, crediamo che occorra fare di più per sostenere gli studenti e le scuole di contesti poveri e difficili, dove spesso si concentrano la dispersione scolastica e l’insuccesso formativo. Ribadiamo la necessità di una legge quadro nazionale sul diritto allo studio, ancora più urgente dopo i dati del Rapporto OCSE sulle diseguaglianze: in Italia il 17% degli under 18, dunque degli studenti, vive in situazione di povertà: quasi uno su cinque. Ma occorre anche sostenere in modo deciso l’azione delle istituzioni scolastiche più disagiate. Il ddl aumenta il F.I.S. per un contributo di circa 15.000€ a istituto, una boccata d’ossigeno ancora non sufficiente, secondo le stime, a garantire il funzionamento ordinario delle scuole senza ricorrere ai contributi volontari delle famiglie. Ma non rinforza il M.O.F., così che risulta difficile capire come le scuole potranno sostenere i progetti di potenziamento dell’offerta formativa, decisivi per intervenire sulle situazioni a rischio fallimento. È dunque fondamentale rifinanziare il M.O.F. destinando in particolare una quota di risorse specifica alle scuole più bisognose, anche rivedendo i saldi di spesa del ddl. I dati sulla dispersione e quelli sulle diseguaglianze ci confermano che investimenti di sostegno agli studenti e alle scuole più in difficoltà sono un’emergenza: a questa emergenza il Parlamento ha la responsabilità di dare risposta, anche destinando risorse che sono al momento previste per altra funzione. Ad esempio, e questa è una proposta che condividiamo con le 32 associazioni che hanno firmato l’appello “La scuola che cambia il Paese”, i 200 milioni destinati alla premialità dei docenti. Un’altra fonte di finanziamento per il potenziamento dell’offerta formativa potrebbe venire dalla creazione di un fondo perequativo sulle erogazioni dello “School Bonus”: una percentuale degli investimenti dei privati alle scuole potrebbe essere trattenuta e destinata a scuole in sofferenza. Una dinamica simile era prevista per il 5x1000: venendo a mancare questa fonte di finanziamento, giustamente stralciata per non entrare in conflitto col Terzo Settore, è venuta però a mancare anche la quota di perequazione.

Ancora, per raggiungere il pieno successo formativo di tutti gli studenti occorre introdurre due importanti specifiche. In primo luogo, l’organico funzionale deve essere destinato prioritariamente all’attuazione dei progetti di potenziamento dell’offerta formativa: i docenti impiegati per attività progettate per la realizzazione del piano triennale dell'offerta formativa triennale non dovrebbero essere disponibili per la coperture di supplenze. Inoltre, è importante prevedere le supplenze anche per i docenti dell’organico dell’autonomia: che succederebbe se un insegnante titolare di un progetto dovesse rimanere a casa per mesi? Il progetto si fermerebbe?

 

Esaminando poi l’articolato del ddl, il comma 3 dell’articolo 2 introduce una serie di «obiettivi formativi» che le istituzioni scolastiche sono chiamate autonomamente a potenziare «in relazione all’offerta formativa che intendono realizzare». Oltre a chiedere una gerarchizzazione di questi obiettivi, come MSAC ci sta particolarmente a cuore il tema della formazione all’educazione civica, alla partecipazione attiva e alla legalità. Crediamo che alcuni degli obiettivi di cui alle lettere d, e, h, i, ovvero: «sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica» e «potenziamento delle conoscenze in materia giuridica ed economico-finanziaria e di educazione all’autoimprenditorialità»; «sviluppo di comportamenti responsabili ispirati alla conoscenza e al rispetto della legalità, della sostenibilità ambientale, dei beni paesaggistici»; «utilizzo critico e consapevole dei social network e dei media»; «prevenzione e contrasto di ogni forma di discriminazione e del bullismo, anche informatico» possano essere raccolti in un’unica area afferente alla «educazione alla cittadinanza e alla partecipazione attiva e responsabile». Questi contenuti, fondamentali per vivere da cittadini nel mondo moderno, potrebbero essere trasmessi o mediante un’apposita ora di “Educazione civica”, dotata di monte ore autonomo e obbligatorio; oppure come competenze trasversali a più insegnamenti, ma pur sempre specificati nelle indicazioni nazionali delle singole discipline. La scuola, infatti, non può distogliersi dalla sua missione costituzionale di formare buoni cittadini, oltre che studenti preparati: uno sforzo in tal senso, in questo tempo di crisi dei comuni legami sociali, è a nostro parere imprescindibile.

Approfondiamo anche il tema della governance, riaffermando la necessità di una riforma degli organi collegiali per adeguarli al potenziamento dell’autonomia. Condividiamo la posizione del Forum che chiede di prevedere l’espressione del Comitato Studentesco sul Piano Triennale prima del suo passaggio al Consiglio d’Istituto; troviamo assai limitante la formulazione attuale (Articolo 2, comma 10), secondo la quale il DS «tiene conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni degli studenti».

Sempre in tema di organi collegiali, ha fatto molto discutere il “Comitato di valutazione”, che segue due buoni principi: il principio che il lavoro dei docenti possa essere soggetto a una valutazione; e il principio che gli studenti possano avere parte a questa valutazione. Ma non condividiamo la proposta: gli studenti infatti non hanno interesse a diventare “autorità salariale” dei propri docenti, tanto più con un meccanismo che prevede la presenza di un solo studente nel “Comitato” che elabora i criteri. Pensiamo piuttosto a spazi collegiali in cui riflettere con i prof. sulla didattica, sui parametri dei voti, sui processi di apprendimento. Crediamo che il nostro contributo possa aiutare un Consiglio di classe nella sua attività formativa. In un’eventuale ottica di premialità, i pareri degli studenti, formulati nelle assemblee studentesche, potrebbero magari essere considerati nell’attribuzione dei “crediti didattici” dei singoli docenti, riprendendo la tripartizione (crediti didattici, formativi e professionali) che era stata proposta nella prima versione della “Buona scuola”, e che poi è caduta. Il tema della valutazione è forse l’esempio più lampante di un tema buono per principio, ma applicato in modo inadeguato e che rischia così, se non opportunamente rimeditato, di generare distorsioni nel sistema scolastico.

Al “Comitato di Valutazione”, invece,  potrebbe essere assegnata – come da ipotesi dei mesi precedenti – anche la redazione del Rapporto di Autovalutazione dell'istituzione scolastica. Ed è proprio dalla stesura del RAV che dovrebbe partire il processo di miglioramento di una scuola, che trova espressione nella stesura del nuovo Piano Triennale dell'Offerta Formativa. I cosiddetti Nuclei di Valutazione, stralciati dal testo del DDL, potrebbero essere riproposti sotto forma di “cabina di regia” delle singole scuole autonome. Potrebbero prendere il nome di Nuclei di Auto-Valutazione e Progettazione: comprenderebbero in maniera paritetica i rappresentanti di studenti, genitori e docenti, e agirebbero con il coordinamento del Dirigente Scolastico. Compiti dei Nuclei di Auto-Valutazione e Progettazione sarebbero la compilazione del RAV e la delineazione degli indirizzi dei Piani Triennali dell’Offerta Formativa, su cui il Collegio Docenti elabora il Piano. I rappresentanti di genitori e studenti contribuirebbero ad assegnare i “crediti didattici” dei docenti in espressione di un percorso collegiale che raccolga i pareri di tutte le classi.

 

Infine, l’articolo 3 istituisce il Curriculum dello studente: con esso occorre prevedere una riformulazione del sistema dei crediti, altrimenti le attività importate nel curriculum rimarranno solo una memoria storica e non incideranno realmente sul percorso formativo. Ci auguriamo che tale riformulazione sia specificata alla lettera l dell’articolo 22, comma 2, laddove si prevede un «adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti, nonché degli esami di Stato».

 

Alla luce delle riflessioni appena espresse, ci sentiamo di avanzare una proposta di buon senso. Molti provvedimenti della “Buona Scuola” saranno avviati dall’anno scolastico 2016/17, e il 2015/16 si configura come anno di transizione verso il nuovo sistema centrato sui piani triennali di offerta formativa. Chiediamo allora che Governo e Parlamento assicurino il regolare avvio dell’anno scolastico 2015/2016 approvando quanto prima il piano di assunzioni e la definizione dell’organico funzionale, anche in via sperimentale. È una soluzione di buon senso, che è stata proposta nei giorni scorsi anche dal cardinal Bagnasco. Occorre poi prevedere tempi adeguati per il confronto sul merito dei temi centrali del DDL, senza il ricatto del blocco delle assunzioni, in modo da condividere realmente con il mondo della scuola i nodi centrali della riforma.