Dal congresso nazionale MSAC: relazione conclusiva e discorso di insediamento

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Nella settimana della XV assemblea nazionale dell'AC, vogliamo ripercorrere alcuni momenti del congresso vissuto insieme dal 4 al 6 Aprile. Pubblichiamo quindi la relazione conclusiva della segretaria uscente Elena Poser. Inoltre cliccando qui, potete riascoltare il discorso di insediamento del segretario nazionale Gioele Anni e della Vice segretaria nazionale Adelaide Iacobelli. #gomsac #toccaate

E’ da tanto che penso a cosa dire in questa relazione di fine triennio. Chi mi è stato più vicino in questo tempo, sa che è forse più di un anno che ogni tanto mi appunto qualcosa che mi piacerebbe dire. Eppure ancora questa notte ho passato del tempo a scrivere e riscrivere quello che mi passava per la testa. Quindi esordisco dicendovi che non so bene quello che è venuto fuori (spero non un minestrone) ne quanto sarò lunga, ma so che tutto quello che vi dico, per quanto magari sbagliato o strambo che possa sembrarvi, è il risultato di un percorso di 3 anni (per non dire 8, quando ho iniziato a fare MSAC in diocesi). 

Sono cose che ho vissuto sulla mia pelle, che mi hanno fatto stare bene, ma che a volte mi hanno fatto anche arrabbiare e stare male. Ma quel che più conta è che sono sentimenti VERI, maturati nel tempo, che dicono quanto questa esperienza nel movimento e in associazione abbiano la capacità di toccare in profondità la vita, quanto il MSAC non mi abbia lasciato indifferente. Ed è quello che auguro di provare anche a voi in questo tempo: sentimenti VERI!

Attenzione però a non confondere i sentimenti (che rimangono nel tempo) con le emozioni (che possono durare anche pochi istanti). L’esperienza associativa tutta non è fatta per vivere emozioni passeggere (sì anche), ma ti permette di coltivare un vero e proprio sentimento. Spero tutti torneremo a casa felici per l’esperienza che stiamo vivendo in questi giorni, ma spero anche che il nostro slancio non svanisca nel lasso di pochi giorni, per non dire di poche ore…

 

Da qui allora prendo i primi 2 concetti che vorrei raccontarvi oggi. Per farlo utilizzerò alcuni spezzoni di cartoni animati, così magari non ci addormentiamo tutti. Poi dopo vi dirò perché ho scelto proprio i cartoni animati

 

- Fedeltà all’impegno (Kung fu panda - L’addestramento di Po  http://www.youtube.com/watch?v=1Hu-Vc0IG7A):

 

Nessuno ci può insegnare come fare i segretari del MSAC o i membri di équipe, non ve lo posso insegnare io e non ne ho alcuna pretesa. non ve lo può insegnare neanche chi ha vissuto questa esperienza prima di voi e ciascuno imparerà con il tempo, magari anche commettendo qualche errore. Ognuno troverà il suo modo per essere e per fare movimento.

 

L’impegno nel MSAC però pretende…e anche tanto! vuol dire dare sempre tutto quello che si può/riesce a dare che, non fraintendetemi, non vuol dire dare il 100% sempre, ma dare quello che si ha in ciascun momento della propria vita. Se in un momento si può dare solo il 20% vorrà dire che daremo solo quello: va bene lo stesso, fortunatamente ci sarà chi riuscirà a mettere quello che noi non riusciamo. E questo per noi è possibile perché possiamo contare sull’appoggio di un’associazione che innanzitutto accompagna le persone.

 

Fedeltà all’impegno significa imparare a fare tante cose: quelle che ci piacciono, quelle che non ci piacciono e quelle che non ci saremmo mai sognati di fare. Significa fare, a volte, cose che ci pesano perché ci è richiesto ed è un compito che non possiamo delegare a nessuno (un consiglio diocesano, una telefonata, scrivere un articolo, ecc..). Per cui, fedeltà all’impegno è anche rinuncia che però diventa libertà nel momento in cui si raggiunge la piena consapevolezza di una scelta (perchè fare movimento è una scelta): nel mio caso, per esempio, ha significato accettare e capire che l’impegno nel MSAC valeva tanto quanto l’iscrizione al conservatorio o tanto quanto qualunque altra cosa impegni le nostre teste e il nostro cuore. Poi, lo sapete meglio di me, quando teniamo veramente ad una cosa, non aspettiamo altro che avere l’occasione per poterla rifare e rivivere. Dunque quello che vi dico oggi è : se il MSAC è capace di suscitare in noi il fremito, il desiderio di impegnarci,  se ci provoca (in senso positivo), allora sì, oggi siamo nel posto giusto!

 

Custodire (Cenerentola e il vestito strappato: è mio! E’ MIO!)

 

Il MSAC non è proprietà esclusiva dei segretari  o dell’équipe. Per un tempo limitato il movimento ci è dato in custodia, dobbiamo averne cura. La mia più grande preoccupazione, all’inizio del triennio, era di poter in qualche modo fare del male al movimento. Non tocca a me dare giudizi sul fatto che ci sia riuscita o meno, ma credo che la preoccupazione fosse legittima e il nostro impegno debba andare tutto nella direzione di lasciare il movimento più in salute di quanto non l’abbiamo trovato.

Sempre parlando del custodire e del desiderio di possedere, credo di poter dire che Il MSAC non mira alla sua autoconservazione, non è accontentarsi di essere sempre il solito gruppo di fedelissimi, ma cercare in continuazione di coinvolgere più gente, di raggiungere più compagni, per fare in modo che l’esperienza del MSAC sia davvero lievito nella pasta delle scuole e delle città.

Allo stesso modo non possiamo trattare il movimento come fosse cosa nostra, cosa dei segretari, cosa dell’équipe. Non facciamo MSAC per noi stessi, ma per raggiungere gli altri, per fare gruppo.

Significa provare a coinvolgere gli ultimi, perché come ce li descriveva ieri don Maurizio, non solo gli immigrati, gli handicappati, ecc.., ma chi per tante ragioni vive la condizione di ultimo: non siamo un club esclusivo, tutti possono partecipare alle attività del msac. E soprattutto ricordiamoci che c’è chi aspetta soltanto di essere chiamato, come probabilmente è successo anche a noi: abbiamo il dovere di cercare queste persone, incessantemente!

 

- Trovare il linguaggio giusto (e le modalità giuste) (Wall-e - direttiva? direttiva! http://www.youtube.com/watch?v=HiWkg0VLbGc).

Presi dalle mille cose da fare (per la scuola, per i nostri hobbies, per l’AC e per il MSAC), dobbiamo però ricordarci di non perdere di vista la nostra umanità. Siamo chiamati a stare vicini alle persone, ai nostri compagni di scuola innanzitutto. Serve fargli sapere che ci siamo, che vogliamo crescere insieme. Spesso però abbiamo difficoltà a farci “prossimi”, a farci “compagni di strada”. Ecco allora che probabilmente siamo chiamati a ripensare il nostro modo di organizzare gli incontri, il nostro modo di essere testimoni, il nostro modo di comunicare. A volte siamo noi stessi a creare delle barriere fra noi e gli altri; abbiamo, in una qualche misura, timore del messaggio di amore e di bene di cui siamo custodi. Ma di cosa dobbiamo avere paura??

Mantenendo invariato il messaggio, il contenuto, forse si tratta di sperimentare modalità nuove, serve uscire dagli schemi, serve creatività. A volte nei nostri gruppi MSAC si respira stanchezza perché si fanno sempre più o meno le stesse cose, sempre con le solite modalità. La gente allora si stufa e il circolo ne risente. Osare credo sia una la parola d’ordine, usciamo dagli schemi e proviamo a inventare e a reinventarci. Proviamo a stupirci e a stupire.

 

- "Fenomenali poteri cosmici, in un minuscolo spazio vitale" (Aladdin http://www.youtube.com/watch?v=Z2BCEUu5fVY): 

 

Il potenziale del movimento è grandissimo. Lo pensavo quando ancora inconsapevole ho iniziato a fare movimento in diocesi, lo penso ancora e sempre più ora, dopo aver vissuto l’esperienza a livello regionale e nazionale e avendo potuto ammirare come sono organizzati i diversi circoli in tutta Italia. A volte non ce ne accorgiamo neanche, ma siamo in grado di fare cose che gli adulti non possono che invidiare. E se riusciamo a farle è perché abbiamo ancora fiducia nella scuola, nelle nostre capacità. Guardiamo ancora il mondo con occhi incantati di chi ha voglia di starci. Il nostro sguardo sognante ci permette di osare e sfiorare i “fenomenali poteri cosmici”.

Abbiamo però un problema: anche se riusciamo a fare cose grandi e belle, abbiamo comunque paura di mostrarci, ci rinchiudiamo in un minuscolo spazio vitale (quello del genio della lampada) non riuscendo a far sentire la nostra voce, a raggiungere la gente. Non fraintendetemi, non si tratta di desiderare a tutti i costi spazi sui giornali o nelle tv locali, ma piuttosto di far sapere che ci siamo e che siamo pronti a metterci a servizio di chi ne ha bisogno nelle nostre scuole, nelle nostre città, nelle nostre comunità.

Ci ho pensato molto in questo tempi di instabilità politica (ieri a cena, ricordavo con qualcuno di voi che in 3 anni ho visto 4 ministri dell’istruzione), ma credo che il msac sia una potentissima struttura sussidiaria. Per strutture sussidiarie si intendono delle organizzazioni che riescono a offrire servizi che lo Stato non è in grado di erogare. Ecco, in questo periodo di grande crisi delle istituzioni, non abbiamo davvero idea di quanto possiamo fare spendendoci all’interno del movimento studenti. Quello che vi voglio dire è: non mettiamo limiti al bene che possiamo fare alle persone. E per fare del bene non possiamo perdere la capacità di ascolto, di percepire i bisogni, di entrare in empatia con le persone. Solidarietà e Gratuità devono diventare il nostro motto, devono essere parte di noi perché tutto ciò che siamo e che abbiamo serva (parafrasando don Milani) solo per essere donato agli altri.

 

- La spada nella roccia (Hai una certa qual istruzione? http://www.youtube.com/watch?v=orwSapq2Nmg)

 

Ieri don Maurizio Tarantino ci ha detto, riprendendo don Milani, delle cose bellissime sulla scuola. Per citarne un paio “la scuola deve formare la volontà di leggi migliori, cioè di senso politico” e ancora “ lo studio è lotta alla povertà”.

La nostra testimonianza a scuola passa per la coerenza che si esercita nel nostro caso anche attraverso lo studio. Ce lo diciamo sempre e lo ripeto anche in questa circostanza: i msacchini non sono quelli che hanno tutti 10 in pagella, ma sono ragazzi che hanno chiaro in testa che il tempo della scuola è prezioso. Non sono anni che si possono perdere vivacchiando. Ad un convegno a cui ho partecipato quando da poco ero stata eletta segretaria tre anni fa, un relatore, padre Bartolomeo Sorge, aveva detto che a noi cristiani servono 2 cose: “una fede matura e una professionalità eccellente”. In quanto studenti, la nostra professione è studiare, innanzitutto. E’ un nostro diritto, ma è anche un dovere nei confronti, per esempio, delle nostre famiglie che, credendo in noi, investono sulla nostra istruzione. Ricordiamoci sempre che non studiamo solo per noi stessi, ma anche per gli altri e che sulla nostra professionalità si gioca la nostra capacità di essere testimoni credibili e coerenti.

 

Ecco, non so se ho detto tutto quello che volevo dire, probabilmente no. Forse ho detto anche tante volte cosa il msac non è e un po’ meno quelle che il msac è, ma spero possiate perdonarmi per questo.

 

Visto che ora ho finito con i cartoni animati, lasciatemi spiegare perché li ho scelti per farmi compagnia in questa relazione di fine triennio. Di cartoni animati, ne vediamo soprattutto da piccoli in quantità industriali. Non fraintendetemi però. Non ho voluto certo banalizzare questo momento con “cose da bambini” perché siamo grandi e giustamente pretendiamo di essere trattati come tali. Credo però che i cartoni animati ci ricordino sempre di fare una cosa fondamentale: guardare il mondo con lo sguardo da bambini. E quello dei bambini è uno sguardo puro, limpido e sincero. I bambini sono capaci di fare domande e soprattutto sono capaci di fare domande scomode che pretendono risposte precise e non vaghe. I bambini riescono a vedere ed intuire cose che i grandi nascondono a se stessi. Ecco allora cosa significa per me fare riferimento ai cartoni animati e ai bambini: significa recuperare questo sguardo e questa capacità di fare domande ed esigere risposte. In fin dei conti ce lo dice anche il Vangelo (Mt 18, 1-5) “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.”

 

Infine, e sono davvero al termine di questa mia relazione, vorrei ringraziare un po’ di persone. Potreste dire che è superfluo perché in AC non ci sono saluti ma siamo sempre accompagnati, per cui questo vuole essere semplicemente un saluto speciale al MSAC…

 

Innanzitutto voglio dire grazie a don Tony e Gioele, due grandi amici per i quali davvero non ho parole e aggettivi perché sono persone splendide, a cui voglio un bene dell’anima (e loro lo sanno). Poi un grazie grande come una casa va all’équipe del MSAC, davvero una famiglia fenomenale in questo triennio. 

 

Poi grazie ad Ale Garu che presiede questo congresso e a Marco che sono qui oggi e con loro grazie a tutti i ragazzi dell’équipe del MSAC dello scorso triennio, perché se oggi siamo qui è perché prima di noi ci sono stati altri msacchini che con la nostra stessa passione si sono presi cura del movimento.

 

E poi vorrei ringraziare tutti voi. Per avermi sopportata durante queste relazione, per l’affetto che mi avete dimostrato in questi anni e soprattutto perché ci siete, per i vostri sì e perché, anche se non vi conosco tutti benissimo, da quel poco che ho potuto vedere so che porterete avanti quest’impegno nel MSAC, con tutta la vostra passione e le vostre forze! Ora, tocca a voi! #gomsac