Centro Studi

Un tempo per ripensare il lavoro e l’economia

Mercoledì, 29 aprile 2020

di Fabio Cucculelli* - Siamo alla vigilia di un primo maggio insolito: non si scenderà in piazza per rivendicare i diritti dei lavoratori o per festeggiare. I motivi di preoccupazione sono moltissimi. Per effetto del Covid-19, secondo l’Onu più di 25 milioni di persone potrebbe perdere il lavoro. In Europa già un milione di persone ha visto ridursi il proprio reddito per effetto della pandemia. A soffrire, in particolare, sono i liberi professionisti, gli artigiani, gli addetti delle piccole industrie costrette a fermarsi per il lockdown, ma gli effetti si stanno sentendo anche nel settore dei servizi. Tutte persone che rischiano di finire in povertà. L’economia mondiale subirà un calo del 3%, con punte in Europa tra il 7 e il 9%.

Che sia la volta buona?

Venerdì, 24 aprile 2020

di Alberto Ratti* - Il Consiglio Europeo di ieri pomeriggio ha finalmente dato il via libera al cosiddetto Recovery Fund, un vero e proprio fondo comune attraverso cui la Commissione Europea potrà andare sui mercati finanziari e raccogliere fino a 1000 miliardi di euro, garantiti da un bilancio europeo 2021-2027 ingigantito e rafforzato da nuove contribuzioni e garanzie da parte degli Stati membri. I fondi così sommati potranno poi essere destinati da parte della Commissione ai Paesi maggiormente colpiti dall’epidemia di Covid-19. Entro il 6 maggio la Commissione dovrà esporre il suo piano e dare gambe a provvedimenti quanto mai necessari. Le Istituzioni europee più importanti (Consiglio Europeo, Commissione, Parlamento) hanno finalmente lavorato di squadra e indicato la direzione da seguire.

Comunicare al tempo del Covid-19

Martedì, 21 aprile 2020

di Antonio Iannaccone* - Gli studiosi e i professionisti della comunicazione sono consapevoli di avere un compito difficile: trattare un argomento che già tutti conoscono o credono di conoscere. Infatti, mentre il fisico e il chimico si occupano di oggetti misteriosi come le molecole e le particelle elementari – di fronte ai quali la gente mostra un senso di rispettosa soggezione – i comunicatori devono faticosamente (provare a) guadagnare una certa autorevolezza. Quell’autorevolezza che, a volte e in maniera paradossale, può beneficiare di una situazione di emergenza, proprio come il momento storico che stiamo attraversando. Ecco, allora, alcuni dei basilari princìpi ed elementi comunicativi.

Che sia la nostra Pasqua

Martedì, 14 aprile 2020

di Andrea Michieli* - Il messaggio che Papa Francesco ha voluto lanciare “alla città e al mondo” per la Pasqua è stato “irrituale”. Insolito, perché preceduto dal vuoto lasciato dall’assenza dell’omelia durante la messa di Pasqua. Inconsueto, perché carico, più che di auguri, di proposte concrete per il futuro dell’umanità. Inusuale, perché è stato un augurio pronunciato con un velo di tristezza e di grave preoccupazione per il tempo che viviamo e per l’avvenire in cui stiamo entrando. Papa Francesco ha chiesto: l’abolizione delle sanzioni internazionali e del debito dei Paesi più poveri per garantire la vita e la salute delle persone; «soluzioni innovative» di solidarietà – particolarmente in Europa – per sostenere il lavoro e rapporti economici più equi; la cessazione di ogni conflitto e la memoria delle piaghe provocate dalla guerra per salvare la vita a coloro che sono esposti al doppio fuoco delle armi e del virus.

Oltre l’e-learning, una riflessione pedagogica

Lunedì, 06 aprile 2020

di Andrea Dessardo* - L’emergenza coronavirus, oltre che per i suoi aspetti sanitari ed epidemiologici e per le sue pesanti conseguenze economiche, sarà probabilmente ricordata anche come il più grande esperimento di e-learning della storia, un caso che sarà certamente studiato dai pedagogisti e dagli storici dell’educazione. Alcune considerazioni, che possono essere fatte fin da ora sulla base dell’esperienza diretta di questi giorni, saranno senz’altro riprese quando l’emergenza sarà cessata e con esse dovrà necessariamente confrontarsi il mondo dell’istruzione anche quando le scuole finalmente riapriranno. Quando torneremo fra i banchi o dietro le nostre cattedre non potremo fingere che questo periodo non ci sia mai stato, ma su di esso dovremo fondare una più ampia riflessione pedagogica.

I pilastri della ricostruzione

Martedì, 31 marzo 2020

di Alberto Ratti* - Qualche giorno fa, in un’intervista al quotidiano La Stampa, papa Francesco indicava quattro pilastri portanti su cui ricostruire il futuro dopo questa emergenza sanitaria: le radici, la memoria, la fratellanza e la speranza. Le radici sono i nostri “nonni”, le persone più anziane e più fragili. Senza radici si inaridisce e si muore. La memoria è il dovere di non dimenticare queste settimane e di questi mesi per non ripetere gli errori compiuti. Setacciare e tenere ciò che è umano e gettare via quello che umano non è. La fratellanza è riscoprire come siano belle e uniche le relazioni umane. Chiede e promuove solidarietà, che cambia il mondo e il cuore delle persone. La speranza è una delle tre virtù teologali. Anche nei frangenti più bui e oscuri della storia, chi ha speranza sa che tutto ha un senso indipendentemente da come andrà a finire.