Discorso di Apertura e conclusioni di Elena Poser

Versione stampabileVersione stampabile

“La Scuola che verrà”

   Benvenuti alla quinta edizione della Scuola di Formazione per studenti (SFS), “La scuola che verrà”. Avete fatto un lungo viaggio per arrivare qui, qualcuno è partito ieri, altri in piena notte, altri ancora questa mattina, tutti con la stessa voglia di essere qui oggi, tutti con un bagaglio carico di sogni, di aspettative e di speranze, come è giusto che sia. Ragazzi, possiamo solo immaginare vagamente la ricchezza e potenziale umano, di relazioni, di abilità che sono presenti qui oggi. Vi siamo grati per la vostra presenza e vi assicuriamo che non l’abbiamo mai data per scontata, perchè non possiamo nascondere alcune difficoltà che stanno vivendo le famiglie italiane. Sicuramente alcuni ragazzi non sono potuti essere qui per problemi economici. è perciò anche a loro che va il nostro pensiero, ed è anche per questo che siamo qui in questi giorni: per costruire la scuola che verrà, nella speranza che sia un pilastro in un mondo più giusto e più equo. Eppure nel percorso di avvicinamento che ci ha portato qui, abbiamo fatto davvero un esercizio straordinario. Abbiamo realmente provato ad attuare quei principi di sussidiarietà e solidarietà di cui spesso ci riempiamo la bocca, ma che poi non siamo capaci di gestire. Invece abbiamo visto e ammirato come vi siete ingegnati: alcuni hanno ricevuto la partecipazione alla SFS in regalo da un gruppo di amici, altri, per reperire fondi, hanno venduto torte o fatto servizi di autolavaggio, altri ancora hanno scelto di saltare la gita scolastica, altri apparentemente più semplicemente hanno scelto di esserci.. questi, ragazzi, non dimentichiamolo mai, sono gesti straordinari, sono esercizi che ci aiutano a non sembrare solo “elementi umani nella macchina”, ma ci fanno davvero scoprire il senso di parole a volte abusate o usate a sproposito, come bene comune, solidarietà, sacrificio. Per cui, per prima cosa, vi ringrazio a nome del MSAC e di tutta l’Azione Cattolica. E ora che ci siamo non ci resta che gettarci, mente e corpo, in questa SFS. Speriamo di non deludere le attese e le aspettative perchè speriamo che ogni secondo di questo incontro possa essere prezioso per noi, studenti di tutta Italia, che siamo qui per ESSERE e per FARE scuola.FARE scuola vuol dire essere consapevoli che non “nasciamo imparati”, che abbiamo tanto da imparare dalle situazioni, dagli incontri, da quelle lezioni a scuola che a volte ci entusiasmano, mentre altre volte ci annoiano da morire. Noi siamo qui anche per imparare un nuovo linguaggio (lo faremo in particolare domani mattina), quello che si sta imponendo al mondo di oggi, che noi lo vogliamo o no, perchè il mondo evolve, le conoscenze e le competenze richieste diventano sempre maggiori, nel nostro percorso di formazione ci specializziamo sempre di più, ma allo stesso tempo ci è chiesto di essere capaci di mettere in fila gli argomenti, di saperli concatenare gli uni agli altri, di saper creare collegamenti nuovi; siamo qui per avvicinarci ad alcuni problemi che la scuola stessa lascia spesso ai margini perchè incastrata in rigide strutture imposte dal passato che non le permettono di evolversi davvero verso la scuola che verrà, una scuola capace di affiancare e camminare insieme al mondo che sta diventando.. Siamo qui per dire forte e chiaro che, nel carattere formativo della scuola, ci crediamo eccome e lo cercheremo di fare “facendo scuola”, assicurando quindi il nostro impegno innanzitutto fra i banchi e sui libri di scuola. E poi siamo qui per ESSERE scuola, ovvero per dire uno stile. Muovendoci tutti fino a Fiuggi, abbiamo fatto piccola l’Italia, l’abbiamo accorciata e in questi giorni la stiamo unendo più che mai. e questo, permettetemi di dire non è poco, è un modello, per noi e per il nostro Paese unito, ma spesso visibilmente frammentato. Ma il vero modo per essere scuola è quello di lasciare dei segni e dei gesti ben visibili. Spesso diciamo, soprattutto in questo tempo di grandi dissensi e contraddizioni di non avere modelli di riferimento. Ci dimentichiamo però che possiamo essere da esempio gli uni per gli altri, facendoci portatori di quei valori e di quelle idee che hanno fatto grande l’Italia e che spingono, per esempio un giornalista come Aldo Cazzullo, che incontreremo questa sera (ma non è il solo), a dire che “L’Italia s’è ridesta” anzi non è mai stata abbattuta. Ma certo dobbiamo assumere questo stile al 100%. Allora essere scuola vuol dire essere esemplari nel comportamento, nelle relazioni e nello studio. Un compito arduo, ma quanto mai necessario, per imporci come generazione su cui contare tanto per il futuro, quanto per il presente. Non siamo solo la risorsa per il domani, vogliamo i nostri spazi di protagonismo e partecipazione già oggi! La freschezza di idee, le energie di tanti giovani che non si arrendono ai propri sogni e aspirazioni, non possono che giovare ad un Paese che si sta mostrando sempre più stanco di vecchi cliché e vecchie abitudini. A questo proposito, è sotto gli occhi di tutti, che qualcosa sta cambiando. Innanzitutto in politica: le elezioni avvenute un paio di mesi fa, avrebbero dovuto segnare una svolta, avrebbero dovuto permettere il passaggio definitivo da quella che i libri di storia chiamano la “seconda repubblica” alla terza, ma ci hanno restituito invece un Paese diviso neanche in 2 ma addirittura in 3 forze più o meno equilibrate e che si stanno dimostrando incapaci di dialogare e trovare un accordo. A questa situazione precaria e già di per sè delicata, vista l’urgenza di provvedimenti economici e sociali per la tenuta del Paese, si aggiungono le elezioni del Presidente della Repubblica. Le camere sono da ieri riunite per eleggere il successore di Napolitano: anche in questo caso le tensioni non stanno mancando. Inoltre, altri grandi cambiamenti hanno scosso non solo l’Italia, ma il mondo intero. Mi riferisco per esempio alle dimissioni di Papa Benedetto XVI (la prima dopo secoli, dopo quella di colui che “per viltade fece il gran rifiuto”) e l’elezioni di papa Francesco hanno scosso profondamente le certezze di un mondo che si è reso conto di aver di botto fatto uno scatto. C’è perciò bisogno di novità, di idee fresche, di creatività perchè il tempo delle grandi scelte non è più procrastinabile e assolutamente non più delegabile e la scuola deve aiutarci a capire che le chiavi del cambiamento la abbiamo in mano noi: sono la creatività e l’ingegno, le qualità che nei secoli hanno fatto grande l’Italia e che non si sono improvvisamente dileguate. e’ quello che ci vogliono far pensare, ma la scuola ha il compito di suscitare questi slanci creativi, ha il compito di sostenere le nostre ambizioni; l’impegno, perchè le buone intenzioni e le belle parole non sono sufficienti, serve costanza e dedizione; la determinazione, perchè sappiamo bene che nessuno ha intenzione di regalarci niente e anche perchè vogliamo meritarci tutti i nostri traguardi; la passione che alimenta e anima le nostre azioni; e il senso di responsabilità, l’I Care msacchino, quel mi sta a cuore,  che rientra a pieno titolo nell’ESSERE scuola di cui parlavo poco fa. Lo ripeto ancora una volta, perchè è importante, a volte forse non ci crediamo, ma siano davvero noi quella forza propulsiva che può portare il cambiamento in questo Paese. Anzi, di solito preferisco usare il noi, ma in questo caso devo dire voi e devo farlo perché io la scuola l'ho finita da 5, quasi 6 anni. Siete VOI il cambiamento che tutti stanno attendendo, siete voi che dovete credere in quello che state facendo, ma dovete crederci fino in fondo, non da spettatori, ma da attori protagonisti.  Come avete visto sto mischiando un po’ i temi. Quelli legati alla scuola, quelli legati al mondo, alla politica, alla Chiesa. Non lo faccio perchè sono un po’ sconclusionata (o per lo meno spero di non esserlo del tutto), ma perchè è impossibile scindere l’impegno sociale, l’impegno politico, l’esercizio di cittadinanza dalla scuola. Spesso siamo portate a ragionare come se la scuola fosse una struttura a se stante. Non è così, non può e non deve esserlo. Non possiamo permettere di essere considerati un’appendice della società!Questa quinta scuola di formazione per studenti nasce perciò con l’idea di coniugare tutti questi aspetti: il desiderio di futuro, la voglia di protagonismo, le urgenze del presente, l’esigenza di certezze su cui poter disegnare un progetto che sia duraturo e lungimirante perchè siamo stufi delle politiche di breve periodo. Ambizioso? sicuramente. Ma noi non smetteremo mai di credere che la scuola sia il luogo in cui imparare a crescere come persone, come cittadini, in cui fare palestra di vita, in cui scoprire le nostre inclinazioni e la nostra “vocazione”. Crediamo in una scuola che possa portarci verso l’alto, come la mongolfiera della nostra grafica. L’alto che in questo caso rappresenta i nostri sogni e il nostro futuro che speriamo (e ci contiamo!!) sia migliore del presente. Eppure sappiamo che la scuola può diventare una zavorra, un peso che, invece che permetterci di spiccare il volo, ci costringe a terra. Per liberarsi da questi pesi la scuola italiana è chiamata ad affrontare una serie di sfide cruciali. Ne dico solo un paio, ma avremo modo di discuterne a lungo in questi giorni, la scuola deve urgentemente abbassare il tasso di dispersione e abbandono scolastico, deve sapersi innovare per stare al passo con i tempi che cambiano e con gli altri Paesi europei (e di questo parleremo in particolare nel corso del sabato pomeriggio), deve saper insegnare quegli argomenti e quelle materie che aiutino davvero a comprendere la complessità del mondo in cui viviamo (penso all’economia, all’ecologia e al diritto e noi proveremo sabato mattina ad intrecciare queste 3 grandi macroaree); deve trasmettere il concetto fondamentale che la cultura non è solamente estetica, ma è anche e soprattutto etica, perchè la cultura è l’unica che può essere in grado di farci sentire veramente persone libere. E allora per concludere, e mi scuso se sono stata eccessivamente lunga, ma le cose che vorrei dire sono tante e sono difficili da sintetizzare e anche da spiegare perchè tante sono le emozioni e tanti pensieri si accavallano nella mia testa, voglio terminare con questa frase pronunciata da Giorgio Napolitano il 23 maggio 2012, nell’aula bunker a Palermo (l’aula in cui negli anni ’80 si sono svolti i processi a carico dei boss di Cosa Nostra), nelle celebrazioni del 20ale della morte di Falcone e Borsellino.“E perciò voglio dirvi: completate con impegno la vostra formazione, portate avanti il vostro apprendistato civile, e scendete al più presto in campo, aprendo porte e finestre se vi si vuole tenere fuori, scendete al più presto in campo per rinnovare la politica e la società, nel segno della legalità e della trasparenza. L'Italia ne ha bisogno ; l'Italia ve ne sarà grata.”Buona scuola di formazione a tutti! Elena PoserSegretaria nazionale del Movimento Studenti di Azione Cattolica (Msac) Fiuggi, 19 aprile 2013