XVI Congresso Nazionale Msac, La relazione di fine triennio di Gioele Anni e Adelaide Iacobelli

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Leggi la relazione di fine mandato di Gioele Anni e Adelaide Iacobelli, segretari nazionali per il triennio 2014-2017.

Il XVI Congresso nazionale è l’ultima tappa di un percorso molto lungo. Tutto è iniziato ormai sei mesi fa, a fine ottobre, con i primi congressi diocesani. Nei nostri territori ci siamo confrontati sul tempo delle scelte e sull’impronta che vorremmo lasciare, come studenti, nella storia. Ne abbiamo parlato nei gruppi parrocchiali, con i compagni di classe, nelle équipe... E infine nei congressi diocesani che si sono svolti in quasi tutte le regioni d’Italia. Poi ciascuno di noi ha vissuto le assemblee diocesane, e infine le assemblee regionali. E oggi siamo qui! Per tutto questo, la parola con cui vogliamo iniziare questa relazione di fine triennio è GRAZIE. Grazie a ciascuno di noi per quello che siamo, grazie del tempo, delle energie, della passione con cui facciamo Movimento.

Che cos’è questo Movimento a cui tutti insieme diamo forma? Il Msac è lo strumento che noi, studenti di Azione cattolica, abbiamo a disposizione oggi per far maturare le nostre scelte di vita e lasciare un’impronta nella storia. A partire dalla scuola, che è il terreno in cui il Msac opera. E camminando con lo stesso passo dell’Azione cattolica, la nostra famiglia di appartenenza, e della Chiesa italiana e universale.

Oggi pomeriggio, votando il Documento congressuale, saremo chiamati a tracciare le scelte con cui ci impegniamo a camminare, insieme, nel prossimo triennio. Stamattina vogliamo invece ripercorrere le scelte che abbiamo fatto, sempre insieme, in questo triennio che si conclude. A ogni scelta corrispondono tre impronte, che ci auguriamo di avere lasciato e che stamattina proveremo a riconoscere.

Questo esercizio di ripercorrere le scelte, lo faremo con la memoria grata di chi ha avuto il dono di vivere un’esperienza bella, autenticamente bella. E all’inizio di questo percorso, permetteteci un ricordo speciale. Vogliamo rivolgere un pensiero al vescovo Mansueto, che fu nominato Assistente generale dell’AC da Papa Francesco proprio durante il XV Congresso nazionale Msac, e che oggi ci guarda dal cielo.

Nella prima équipe nazionale del triennio, Mansueto venne a parlarci della Evangelii Gaudium. E tra le tante cose belle, il vescovo disse questa frase: «La Chiesa è un evento d’amore. Prima della dottrina, dei dogmi, di tutte le riflessioni dotte… La Chiesa è Dio a cui dici: “Padre”, e Lui risponde: “Figlio”. Per questo la Chiesa è un evento d’amore. Quando vivi un’esperienza di Chiesa, ti deve rimanere in bocca il sapore dolce dell’amore, non il bruciore del peperoncino!». E allora il primo augurio è che le esperienze del Msac possano sempre lasciare il sapore del dolce nella bocca e nell’anima, nostra e di tutti gli studenti che anche per sbaglio, anche per poco, entrano in contatto col Movimento.

LE SCELTE DEL TRIENNIO

E allora cominciamo questo viaggio tra le scelte del triennio 2014-2017. Intanto, il punto di partenza. Siamo partiti innanzitutto con la gratitudine per una storia che ci è consegnata, e per la quale abbiamo tanto da ringraziare. Oggi noi vorremmo ringraziare di cuore i responsabili degli scorsi trienni, in particolare i segretari emeriti che abbiamo avuto occasione di incontrare in alcuni eventi e che ci hanno accompagnato. Un grazie di cuore va a Elena Poser, che si è fatta carico ormai sei anni fa di traghettare il Movimento quando il mare era piuttosto mosso…e se oggi siamo qui, e se il Movimento oggi naviga in acque speriamo sicure, tutti dobbiamo essere grati a lei.

E poi siamo partiti guardando la realtà. Abbiamo guardato prima di tutto alla realtà del Msac che c’era, in giro per l’Italia: non il Msac dei nostri sogni, ma il Msac reale, fatto di energia ed entusiasmo, ma anche di fragilità. E abbiamo guardato alla realtà della scuola italiana: una scuola che ha tante potenzialità, tante storie belle di persone che si realizzano grazie alla scuola. Ma la nostra scuola ha anche tante fatiche e pesantezze, e una disillusione strisciante che è la nostra più grande nemica. A questa disillusione, noi non ci rassegniamo. Come ha detto Papa Francesco a Milano: potremo essere ogni tanto stanchi della nostra scuola, ogni tanto affaticati, ma rassegnati, mai!

 

A questa realtà, del Msac e della scuola, abbiamo scelto di guardare con lo sguardo che ci veniva suggerito da Papa Francesco nella Evangelii Gaudium, il testo che ha guidato tutta la riflessione dell’AC in questo triennio. Papa Francesco dice, al numero 24 – lo ha citato ieri anche monsignor Galantino – che «la comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore, e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura». Insomma, il Papa ci chiede di «prendere l’iniziativa» perché noi, come cristiani, crediamo che il mondo è già abitato dal bene, quel bene sparso a larghe mani dal Signore in cui abbiamo fede. Abbiamo provato a prendere sul serio questo invito fin dal primo campo nazionale, intitolato sulle note di Rocco Hunt “Un giorno buono”, e abbiamo cercato il buono che c’era nella nostra realtà, soprattutto nella scuola.

Lì abbiamo capito che avremmo dovuto farci delle domande: avremmo dovuto capire che cosa era ed è essenziale per la vita del Movimento, e che cosa invece, nella nostra proposta, andava alleggerito, cambiato, stravolto. Ognuno di noi ha capito che non potevamo rimanere attaccati alla nostra esperienza passata di Movimento: ma che era il momento anche di rinnovare alcuni tratti della nostra identità, riflettendo, pregando e facendo delle scelte, per essere davvero una proposta di “Chiesa in uscita”. Le scelte generate da quelle riflessioni sono almeno tre.

1. ABBIAMO SCELTO LA SCUOLA

Abbiamo scelto la scuola perché siamo convinti che, per essere cristiani coraggiosi alla nostra età, è troppo importante vivere la scuola come un’esperienza che ci coinvolge e stravolge.

La scuola ci condiziona, scandisce i nostri tempi: la sveglia al mattino, lo studio al pomeriggio, i momenti belli con i compagni, l’ansia per le verifiche e le interrogazioni. Ma non solo i nostri tempi, la scuola condiziona anche il nostro carattere: ci dà felicità o tristezza, ci aiuta a reagire alle cadute e anche a gestire le soddisfazioni. A scuola incontriamo persone che da soli non ci saremmo mai scelti, ci apriamo, socializziamo. Perché la scuola è la nostra vita che passa tra i banchi, i libri, i primi amori e le delusioni. La scuola ci mette in discussione anche nella nostra fede, perché avvertiamo la distanza che c’è tra la nostra esperienza bella in Ac e la difficoltà di raccontarla ai compagni. Sono esperienze di tutti noi.

Di fronte a tutto questo condizionamento che la scuola provoca in noi, potremmo dedicare le nostre energie a resistere. Potremmo dedicare i nostri eventi nazionali e la nostra proposta ordinaria, i nostri incontri nei circoli, a creare dei manuali di sopravvivenza, per imparare a non farci toccare da ciò che viviamo a scuola, come se tutto ciò di esterno a noi ci potesse fare male. Ma la scuola non ci fa bene o male a prescindere. La scuola ci sfida. Ci sfida a saper abbandonare la comodità delle nostre certezze, per provare a essere protagonisti di ogni giorno che viviamo.

Quindi di fronte alla scelta: resistere alla scuola o accettarne la sfida? La risposta la rinnoviamo tutte le mattine, l’abbiamo rinnovata nei congressi diocesani e la rinnoviamo oggi al XVI Congresso nazionale: SCEGLIAMO LA SCUOLA, accettiamo la sfida e rendiamo ogni giorno ordinario di spiegazioni e interrogazioni un giorno straordinario, provando a rispondere alla nostra vocazione di vivere pienamente la condizione di studentesse e studenti. Come dice Max Gazzé, «Davanti a un muro c'è chi fischia e fa il giro, si lamenta che il mondo è cattivo. Non è nel mio stile, bisogna salire: chi non prova ha perso già». Nelle nostre scuola, sta a noi scegliere di far «splendere ogni giorno il sole».

Come sappiamo bene, il Msac ha una doppia natura: è movimento interno dell’Azione cattolica, ed è associazione studentesca nazionale, riconosciuta dal Miur (cfr. pp. 7-8 Un msacco bello). In questo triennio siamo cresciuti nella consapevolezza di cosa significa essere associazione studentesca: nelle nostre scuole, nei nostri territori e nelle sedi istituzionali.

In particolare aver scelto in questo triennio la scuola ha portato a due impegni:

a)         Esserci nel tempo straordinario: la “Buona scuola”

È stato il triennio della “Buona scuola”. E come associazione studentesca abbiamo preso sul serio la proposta di riforma della scuola che arrivò proprio all’inizio del triennio. Abbiamo partecipato alla consultazione aperta il 15 settembre 2014, portando alla fine un Manifesto di quella che per noi è una buona scuola, frutto delle proposte dei circoli diocesani Msac.

Come è andata la “Buona scuola”, lo sappiamo. La riforma, la rivoluzione annunciata, non c’è stata: al punto che la “Buona scuola” non è stata una riforma, ma un insieme di interventi con alcune note positive, e altre meno convincenti. Per noi non è stata una “riforma”, perché non ci sono stati quei cambiamenti di fondo che possano toccare realmente la vita degli studenti: come un riordino dei cicli, che metta ordine nel passaggio delle medie; o un cambiamento radicale della valutazione: ancora ci troviamo in una scuola in cui le conoscenze vengono accertate con dei numeri gelidi, invece che con delle forme di valutazione che non devono giudicare ma sostenere il processo di apprendimento.

Ma torniamo a noi. Della “Buona scuola” abbiamo discusso nelle Oktoberfest 2014 e ci siamo confrontati negli eventi nazionali, soprattutto alla Mo.Ca. di Rimini, per portare il nostro parere nelle sedi istituzionali, alle consultazioni alla Camera e al Senato e in ogni riunione presso il ministero. Alla fine di quel lungo processo, cosa abbiamo trovato:

- nei tempi straordinari è facile fare divisioni tra bianco e nero: dire che tutto è eccezionale, o tutto è da buttare. Invece la “Buona scuola” è stato un processo complesso, con lati positivi e lati negativi. Fin dall’inizio abbiamo segnalato ciò che non ci convinceva, ma abbiamo voluto anche guardare alle cose buone che si stavano introducendo. Questo processo ci ha insegnato a non sacrificare il bene che può nascere, per sottolineare il negativo che c’è. Avremmo potuto dire da subito: “La consultazione non funziona, boicottiamola”. Ma per attaccare un nemico, avremmo sacrificato il bene superiore: portare avanti le proposte degli studenti e migliorare ciò su cui era possibile intervenire. Il bene e il male assoluto non esistono: c’è sempre il bene possibile, ed è quello che noi abbiamo cercato di far emergere con tutte le nostre forze.

- allo stesso modo, abbiamo messo le mani in pasta nella politica scolastica, senza prendere le posizioni di alcun partito, ma portando le nostre idee. Anche l’incontro con la politica non è stato bianco o nero: abbiamo fatto i conti con l’arroganza di alcuni politici, ma abbiamo anche trovato nelle commissioni del Parlamento dei politici che mettono cuore e preparazione nel loro servizio allo Stato. Abbiamo sperimentato che non si può dire: “I politici sono tutti corrotti, tutti ladri, tutti uguali”; anche lì c’è chi si spende per il bene possibile.

- e alla fine, cercando tenacemente il bene possibile, qualcosa abbiamo portato a casa. Non abbiamo avuto una riforma, diverse cose non ci piacciono. Ma se oggi c’è una legge quasi approvata sul diritto allo studio, anche se insufficiente, è merito della tenacia delle associazioni studentesche e anche di ognuno dei nostri circoli. Se si parla di diritti e doveri degli studenti in stage, se si possono fare dei curricola personalizzati, è anche grazie a tutti noi.

b)        Esserci nel tempo ordinario: crescere come associazione studentesca, potenziare la partecipazione e la rappresentanza:

Il secondo impegno che ci siamo dati per scegliere la scuola è stato il rafforzamento della partecipazione e della rappresentanza delle msacchine e degli msacchini. Perché c’è la rappresentanza istituzionale nei momenti straordinari, di cui abbiamo appena parlato; e ci sono tanti piccoli impegni quotidiani, una somma di piccoli passi, una rivoluzione silenziosa. Ecco la rivoluzione silenziosa, del quotidiano, si fa quando ognuno sceglie di prendersi un pizzico in più di responsabilità a servizio dei propri compagni, della propria scuola, partecipando attivamente agli organi collegiali, collaborando con gli inseganti per proporre dei progetti, o addirittura scegliendo di rappresentare gli altri in consigli e assemblee scolastiche.

Da qui nel 2015/16, è nata l’idea dell’“Anno della partecipazione”, un anno straordinario per interrogarci insieme sulla crisi e le possibilità di rilancio della partecipazione nel nostro Paese. Così abbiamo invitato tutti i circoli di MSAC a organizzare assemblee studentesche, a ripensare insieme ai compagni modi e tempi della partecipazione a scuola. E come sostegno a questi processi di partecipazione attiva abbiamo strutturato una commissione, la Task Force Rappresentanza, un gruppo di 5 persone (Andrea, Marianna, Francesco, Lorenzo ed Emanuela) con esperienza nella rappresentanza che potessero accompagnare personalmente ogni studentessa o studente desideroso di candidarsi come rappresentante. L’accompagnamento discreto e attento dei ragazzi della task force ha permesso a tanti ragazzi di trovare il coraggio e la motivazione giusta per candidarsi. A oggi abbiamo quadruplicato il numero dei rappresentanti che avevamo e questo ci riempie di gioia, non perché siamo più forti o più grandi, ma perché siamo onorati di poter servire la comunità scolastica mettendo a disposizione la centenaria esperienza della nostra associazione.

Ma non solo la rappresentanza ha impegnato i circoli del MSAC, infatti la rivoluzione silenziosa ha preso il via anche grazie all’impegno quotidiano nell’animare le comunità scolastiche, come è successo a Tortona promuovendo i curriculi personalizzati, a Rimini e ad Albano con le attività di sostegno all’orientamento in entrata e in uscita, come è successo a Lodi nell’organizzazione dell’incontro sul referendum costituzionale che ha coinvolto decine di scuole e quasi un migliaio di studenti. E potremmo continuare parlando del mercatino del libro di Nola, del forum delle associazioni studentesche messo in piedi dal msac di Taranto. Ma l’impegno a scuola passa anche attraverso delle alleanze strategiche come quella con gli insegnanti di religione portata avanti a Avellino. Passa attraverso la cura delle persone, come con l’accompagnamento dei rappresentanti nella diocesi di Imola e come per le proposte di primo annuncio della diocesi di Andria.

Perché per riprendere le parole degli alunni di Barbiana: la scuola ci chiede la cosa più sbagliata e più semplice: «farci strada da soli». Invece come Msac proviamo a fare la cosa più giusta e più difficile: fare le cose con gli altri e per gli altri.

3 IMPRONTE NELLA SCUOLA

  • Nella scuola il Msac c’è, abitiamo gli spazi di partecipazione
  • Il Msac è capace di pro-testare, si fa voce di tutti gli studenti
  • Ci formiamo mentre ci impegniamo per le nostre scuole

2. ABBIAMO SCELTO DI SERVIRE IL NOSTRO TEMPO

Scegliere la scuola è un passaggio necessario per continuare a crescere nella nostra identità di associazione studentesca. Ma perché sia completo, serve un’altra scelta: amare il nostro tempo presente. Come msacchine e msacchini d’Italia scegliamo OGGI, di prenderci una responsabilità , qui dove siamo, con chi siamo. Ci sentiamo di avere qualcosa da dire ai nostri compagni, al mondo degli adulti, (lo vedremo oggi pomeriggio con il documento congressuale) e per questo costruiamo un movimento totalmente ancorato ai tempi che viviamo, alle persone che incontriamo.

La scelta del presente è maturata proprio nell’anno dedicato alla partecipazione, proprio quando in 1200, a Montesilvano, abbiamo detto con dei rappresentati del mondo della politica, dell’economia e dell’Europa che noi SIAMO PRESENTE, che le studentesse e gli studenti vogliono prendersi a cuore questa realtà, analizzando le crisi e rilanciando le possibilità di questo tempo. E avevano ragione gli alunni di don Milani quando scrivevano in Lettera a una professoressa: «Che i ragazzi odiano la scuola lo dite voi!» perché in quei tre giorni di scuola di formazione per studenti, abbiamo fatto scuola con momenti di approfondimento e lavori laboratoriali e non ricordo di aver visto studentesse o studenti annoiati. Non ci sembra di aver visto qualcuno odiare la scuola, anzi! Quando fare scuola è aprire occhi, testa e cuore al mondo presente…ai ragazzi la scuola piace. Quando abbiamo sfidato studentesse e studenti a immaginare insieme modi nuovi per rilanciare la partecipazione in economia, in politica e in Europa gli sfaticati non si vedevano più.

Abbiamo poi sperimentato che scegliere il presente richiede due impegni, che si possono esprimere con due esortazioni di Papa Francesco.

Il primo impegno si trova infatti nell’EG: preferire alla tabella di marcia la marcia stessa. E più volte in questi tre anni siamo stati messi alla prova: preferivamo lasciare intatta la nostra tabella di marcia, ignorando che il mondo intorno a noi ci stava interpellando, oppure eravamo disposti a cambiare passo pur di continuare a marciare? Così è stato con la riforma della scuola. Tre anni fa nessuno di noi immaginava nel mese di settembre di dover mettere da parte le schede dell’Oktoberfest, già pronte, già sul sito, perché il governo stava annunciando la nuova riforma della scuola. A quel punto, si mette da parte la tabella di marcia e in una settimana si preparano tutti i materiali necessari per contribuire al processo di riforma. E questo non accade raramente, ci è successo per la Buona scuola, ci è successo per il referendum sulle trivelle, per il referendum costituzionale. E i circoli di Msac di questo triennio sono sempre stati disposti a piegare la programmazione, a rifare da capo l’incontro, purché sia un servizio a questo tempo, a questa scuola di oggi.

Il secondo impegno è ancor più delicato: vivere il dialogo a cui ci ha esortato al convegno di Firenze Papa Francesco, ovvero il dialogo che è concreto, perché parte proprio dal «fare delle cose insieme». Quando il processo di riforma della scuola sembrava bloccato e impermeabile alle proposte delle studentesse e degli studenti italiani, abbiamo scelto di servire il tempo presente promuovendo un’alleanza difficile, un’alleanza con 32 associazioni, tra cui dei sindacati, delle associazioni schierate politicamente. Si chiamava “La scuola che cambia il Paese”. In modo delicato abbiamo promosso questa alleanza, per provare a portare un contributo al miglioramento delle nostre scuole.

Allora proprio perché come Msac in questi tre anni abbiamo scelto il presente, sperimentando soddisfazioni e fatiche che questo comporta, ci sentiamo in diritto e in dovere, oggi, da Calenzano, di chiedere al mondo delle scuola di fare altrettanto. Liberiamo i nostri insegnanti dall’incubo di finire il programma e dedichiamoci del tempo per fare scuola come un continuo esercizio di contatto con il presente, perché l’obiettivo di 5 anni di scuola non può essere imparare a essere migliori degli altri, ma imparare ad essere dedicati agli altri.

3 IMPRONTE PER IL NOSTRO TEMPO

  • Il Msac unisce l’Italia!
  • Il Msac sceglie l’Europa.
  • Siamo una minoranza. Ma propositiva, e mai risentita!

 

3. ABBIAMO SCELTO L’ANNUNCIO

Insieme alle prime due scelte, la scelta della scuola e la scelta di servire il nostro tempo, la terza scelta fondamentale del triennio è stata quella dell’annuncio.

In questi anni abbiamo voluto riprendere in mano il tema del Primo Annuncio, che insieme ai Punti d’Incontro, alla Formazione Specifica e agli Orientamenti Culturali è uno dei 4 “punti cardinali” del Msac (cfr. Un msacco bello, pp. 9-10). Nel campo nazionale del 2015, a Molfetta, abbiamo dedicato una prima giornata di riflessione al tema. Poi abbiamo avviato una commissione, composta da msacchini (Benedetta, Simone e Filippo), che ha lavorato sulla revisione del sussidio Fine grande cercasi. Infine, nell’ultimo campo a Seveso, abbiamo passato un’altra giornata a confrontarci per mettere le ali al progetto di Fine grande. La scelta dell’annuncio, insomma, è quella che, rispetto alle altre, ha richiesto più tempo di elaborazione.

Che cosa è cambiato in questi mesi di riflessione? Abbiamo capito che nella nostra testa avevamo un’idea di Primo Annuncio del tipo: “Dal momento che siamo cristiani e credenti, proponiamo momenti di evangelizzazione ai nostri compagni che non credono”. Ma questa idea non veniva applicata nella realtà, per due motivi: perché i nostri dubbi, le nostre fragilità, spesso ci facevano pensare, come singoli e come gruppi Msac, di non essere “all’altezza”, di non essere “in grado” di fare annuncio. E poi perché nelle nostre scuole sperimentiamo ogni giorno il pregiudizio dei nostri compagni: è già difficile parlare con qualcuno del fatto che andiamo a Messa, o invitare a un normale Punto d’Incontro del Msac anche su temi molto laici; figuriamoci invitare qualcuno a un momento di primo annuncio! Ma riflettendo insieme, abbiamo capito che il problema non erano gli altri. Il problema non erano e non sono mai i nostri compagni che “non vogliono essere annunciati”. Il problema era che noi avevamo un’idea dell’annuncio come un contenuto da trasmettere, come una teoria da spiegare.

Ma l’annuncio cristiano non è teoria, è vita. L’annuncio, per noi cristiani, è dare ragione della nostra speranza, perché crediamo che la nostra vita ha un senso, e quel senso è racchiuso nell’esempio di Gesù. Un grande aiuto a capire questa idea dell’annuncio ce l’aveva data Gilberto Borghi, uno dei nostri ospiti al primo campo nazionale di Fognano. Il professor Borghi ci descrisse l’annuncio come una rosa. Se tu vuoi dare una rosa a una persona, magari alla persona che ami, che fai? Vai da lui/lei e gli/le dici: “Questa è una rosa, guarda che bel colore che ha! E senti, che profumo!”. No: gli/le dai le rosa e basta, non c’è bisogno di tanti discorsi. Così è l’annuncio cristiano.

Abbiamo capito, allora, che quello di cui abbiamo bisogno per fare Primo Annuncio non sono parole particolari, o brillanti. Invece, abbiamo bisogno di occasioni. Occasioni in cui, insieme ai nostri compagni che non credono, possiamo «mettere a fuoco il desiderio di una vita piena e le domande esistenziali che ognuno di noi si porta dentro» (Fine grande cercasi, p. 5). Ognuno di noi!

Per questo abbiamo scelto di darci, grazie al nuovo Fine grande cercasi, degli spazi in cui incontrare le domande di vita nostre, e degli altri. Spazi profondamente umani, perché come dice don Tony Drazza, «la condivisione della fede passa da esperienze di forte umanità». Fine grande cercasi immagina dei percorsi di Primo Annuncio che possano integrare tre modalità: delle testimonianze; delle esperienze continuative di servizio; dei momenti di riflessione attraverso l’arte. È tutto scritto nel libretto, non ci dilunghiamo ulteriormente. Però ci soffermiamo su due concetti: percorsi e servizio.

Abbiamo scelto dei percorsi di Primo Annuncio proprio perché abbiamo un obiettivo enorme, quello di arrivare a condividere delle domande di vita forti. E per questo ci vuole tempo, non può bastare un evento spot!

E poi, la scelta del servizio. Cosa vuol dire fare esperienze continuative di servizio? Non abbiamo in mente che il gruppo diocesano degli msacchini organizzi momenti di volontariato per se stessi. Pensiamo a un radicamento nelle scuole: nell’istituto tecnico della città, il Msac in collaborazione con la Caritas – per fare un esempio – propone di andare a fare volontariato alla mensa del povero. Chi vuole, partecipa: come spiegato in Fine grande cercasi si fa un momento di preparazione, un incontro con un esperto, poi si fa l’esperienza magari affiancata da altri incontri, e infine un momento di condivisione. Questi percorsi sono seguiti dall’assistente, da un sacerdote, o comunque da una figura di riferimento (come un prof. di religione). La scelta del servizio ci sembra importante perché spesso facciamo attività molto intellettuali: a lungo andare, questo può portarci a credere di essere in qualche modo “migliori degli altri”. Non è così. La prospettiva del servizio non è che noi, che siamo bravi e capaci, facciamo del bene agli altri. Ma che nel servizio agli ultimi incontriamo la vera umanità, che Gesù ha voluto amare sulla croce. Come ha detto Francesco a Cracovia, «seguiamo la “pazzia” del nostro Dio che ci insegna a incontrarlo nell’affamato, nell’assetato, nel nudo, nel malato, nell’amico che è finito male, nel detenuto, nel profugo e nel migrante, nel vicino che è solo». E questo incontro con Dio lo possono testimoniare i ragazzi dei circoli che ad esempio hanno già avviato attività insieme ai fratelli migranti, in diverse parti d’Italia, da Taranto a Tortona.

In ultimo allora, concentriamoci sull’obiettivo: il Primo annuncio non serve a suscitare conversioni, ma a fare un pezzo di strada insieme alle nostre compagne e ai nostri compagni. Quello che il Primo annuncio farà nascere nelle nostre vite, e in quelle dei nostri amici, è nelle mani di Dio!

3 IMPRONTE PER L’ANNUNCIO

  • Un cambio di prospettiva
  • Il nuovo Fine grande cercasi; primo annuncio e servizio
  • Per annunciare serve un Msac: “simpatico”; libero; coraggioso.

Il Msac e il cambiamento...

Ecco, queste sono state le tre scelte del triennio: la scuola, il nostro tempo, l’annuncio. Queste scelte ci hanno portato a cambiare. Il Msac è cambiato in questo triennio. Non siamo cambiati facendo dei seminari sulla nostra identità. Siamo cambiati, tutti insieme, guardando alla vita delle nostre scuole, dei nostri compagni e degli msacchini e mettendoci al servizio di questa vita.

Il cambiamento che vediamo oggi, mentre il viaggio del triennio si conclude, è questo: tre anni fa, quando siamo partiti, se chiedevamo a un segretario “Come va il Msac nella tua diocesi”, la risposta quasi sempre cominciava con una premessa: “Da noi il Msac è un po’ particolare…”. Oggi, le particolarità dei singoli circoli sono ancora vive, perché sono le particolarità dei tanti e diversi territori che formano la nostra stupenda Italia. Ma oggi tutti ci riconosciamo in queste scelte: serviamo la scuola, serviamo il nostro tempo, in queste scuole e in questo tempo proviamo ad annunciare Gesù. E così abbiamo scoperto qualcosa. Tutti noi vogliamo il cambiamento, vogliamo dire: “Da oggi ‘faccio nuove tutte le cose’”. Ma questo non è vero cambiamento, se non è radicato nel tempo. Abbiamo scoperto che cambiare non è “fare qualcosa di diverso” da un giorno con l’altro. Cambiare, invece, è avere consapevolezza delle scelte diverse che abbiamo già compiuto. Vale per la vita di ciascuno di noi. Cambiare non è “fare qualcosa di diverso” da un giorno con l’altro, cambiare è avere consapevolezza delle scelte diverse che abbiamo già compiuto per rispondere a quello che la vita ci chiede. Noi siamo già cambiati: ci cambiano le scuole, ci cambia la realtà. E se siamo qui oggi, è perché questo cambiamento lo abbiamo realizzato, insieme, con il contributo di ogni ragazza e di ogni ragazzo, di ogni adulto, insegnante, socio di Ac, che in questi anni ha fatto un pezzo di strada insieme al Movimento.

 

A CUORE SCALZO – SPUNTI E RINGRAZIAMENTI

- Il Msac è aperto, a partire dal linguaggio. Il Msac toglie il “noi” e “voi”, rovescia la piramide. Il Msac non sia MAI un’élite dei giovanissimi o degli “studenti intelligenti”.

- Responsabilità ti fa sentire vivo, ma non possiamo vivere per la responsabilità. Essere felici della propria vita, mantenere spazi per non “entrare nel vortice”; solo così si può fare bene la responsabilità. Rinunciare a ciò che non è curato. Ruolo fondamentale dell’équipe diocesana.

- Non carichiamoci di troppe aspettative. Le aspettative del Msac sono: 1.Stare bene, tra noi e con tutti! 2. Lasciare un’impronta nelle persone; 3. Lasciare un’impronta a scuola.

- Fidiamoci dell’Ac. Siate divergenti in associazione, ma fidiamoci SEMPRE dell’associazione che ci ha consentito di arrivare qui, a 150 anni dalla fondazione.

 

Ringraziamenti, condivisi e personali…

Gioele: «Oggi per me si conclude un percorso nel Movimento iniziato troppo tempo fa. Mi chiedo cosa mi lascia il Msac? E mi vengono in mente le parole di don Angelo, l’assistente di Lodi che diceva: “I frutti del Msac si vedono col tempo, alle superiori si getta solo un seme”. Ecco, negli anni della scuola il Msac mi ha insegnato a sognare. A sognare di poter vivere con tutti le relazioni belle che incontravo nel Movimento; a sognare di fare cose grandi; a sognare che fosse possibile bruciare di passione e metterla in pratica nella vita di ogni giorno, a scuola. Crescendo, mi sono accorto che lo stile dell’I care diventava parte della mia vita. È un percorso, le cose non avvengono da un giorno all’altro. Ma ora posso dire che è stato un dono incontrare da adolescente questo spettacolo di partecipazione attiva, di coinvolgimento, di fede condivisa che è il Msac. E oggi posso dire che la vita vissuta come risposta a tanti I care, a tanti Mi interesso, mi sta a cuore, è bella. E allora il mio augurio è che voi oggi possiate sognare in grande, e mettere in pratica, giorno dopo giorno, per tutta la vita, lo stile dell’I care. E che possiate sorprendervi a scoprire, come dice una canzone molto recente, e come è capitato a me, che «non è sognare che aiuta a vivere / è vivere che deve aiutarti a sognare».

Gioele e Adelaide

 

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