Antonio Papisca: il ricordo dell'amico Luciano Corradini

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Antonio Papisca, uno dei pù grandi difensori dei diriti umani del nostro Paese, ci ha lasciati lo scorso 16 maggio. Vogliamo ricordarlo attraverso le parole di Luciano Corradini, un grande ex-msacchino, professore emerito di pedagogia, ex sottosegretario alla istruzione ed ex vicepresidente del consiglio nazionale della pubblica istruzione, colega e amico di Antonio.

Ho provato un'intensa commozione alla notizia della morte improvvisa di Antonio Papisca. Lo sgomento, il rammarico, la tristezza per fine terrena di un'amicizia insieme discreta, sobria, calda e premurosa, mi hanno inumidito gli occhi e impedito per qualche ora di ricostruire mentalmente la biografia, il curriculum, il pensiero, l'azione, il patrimonio giuridico, culturale, politico, istituzionale, etico e pedagogico che il professore  ha lasciato nel mondo universitario, a partire dalla sua Padova, in diverse  sedi accademiche prestigiose, nelle istituzioni nazionali e internazionali in cui ha potuto esprimersi, fornendo contributi ampi, argomentati, tempestivi, spesso appassionati.

Per un denso e organico profilo della sua vita e della sua attività, rinvio al ricchissimo sito http://unipd-centrodirittiumani.it  L'ho riletto oggi, 19 maggio, giorno della messa funebre celebrata nel Duomo di Padova, gremito di persone, in gran parte colleghi, discepoli e cittadini che hanno avvertito la bellezza e la nobiltà della sua battaglia di giurista al servizio della comune umanità. Il profilo, dal titolo Antonio Papisca, difensore dei diritti umani, è stato aggiornato dal suo allievo, amico ed erede accademico Marco Mascia, che ha collaborato intensamente per un trentennio con lui.

 

Un incontro di universitari europei negli anni '70

Mi limito a qualche ricordo personale, a partire da una citazione dal volume degli Atti del MIUE, Movimento per l’integrazione universitaria europea, uscito nel 1976, dopo due convegni ai quali ho avuto la fortuna di partecipare, conoscendo per la prima volta Antonio Papisca (Firenze 1974 e Camaldoli 1975).

Nella sua relazione introduttiva, Luigi Lombardi Vallauri, filosofo del diritto nell’Università di Firenze, denunciò tra l'altro la frequente riduzione della scienza a strumento per la produzione e per le carriere. La domanda centrale cui si trattava di rispondere era: "Quali le caratteristiche di un sapere per me?". A suo avviso questo sapere dovrebbe essere: 1) sintetico, 2) rilevante, 3) intuitivo, 4) assimilato, e cioè gustato, personalizzato, esistenziale, includente il soggetto e non solo l’oggetto d’indagine, 5) e infine trasformante, per lo studioso e per il suo rapporto con gli altri. Se avesse queste cinque caratteristiche, diceva Luigi parlando successivamente in quattro lingue, per convegnisti provenienti da tutta Europa, il sapere del docente universitario sarebbe sapienziale. Questo cenno mi sembra singolarmente adatto a indicare il germe del sapere e dell'attività scientifica, didattica e civile di Papisca. 

Egli non ha solo studiato i diritti umani, ma li ha coltivati, ha lottato con tenace mitezza e talora come energico protagonista di iniziative, per riconoscerli, affermarli, fondarli,  per farli conoscere, amare e rispettare. Ha costruito reti di relazioni che abbracciano, fin dalla sua prima giovinezza,  la Chiesa e l'Umanità e, alla fine è diventato ciò che studiava. Scrive nelle ultime due righe del suo ultimo libro intitolato Il diritto della dignità umana Riflessioni sulla globalizzazione dei diritti umani, Marsilio, Padova 2011: "Dunque, noi stessi: noi diritti umani, ciascuno di noi diritto umano sussistente (Antonio Rosmini)".

 

La coltivazione del Diritto panumano, diritto internazionale dei diritti umani

Non è solo la trivella filosofica di Rosmini che l'ha condotto a questo traguardo. Il libro si è aperto con la citazione del primo articolo della Dichiarazione Universale dei diritti umani dell'ONU ("Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti"). Questo fondamentale Documento, con i successivi trattati internazionali, frutto della Carta delle Nazioni Unite, costituisce il Diritto internazionale dei diritti umani, che non è sogno, ma ius positum, corpus organico del vigente Diritto panumano.

Non si combatte dunque contro la violenza, l'ingiustizia e la guerra solo in nome di un' antica e nobile aspirazione, ma con gli strumenti efficaci, seppur bisognosi di manutenzione e di perfezionamento, di un corpus di leggi internazionali, di organismi, di procedure, di ONG che non fanno sconti agli Stati, e cioè di una complessa machinery (macchina organizzativa), capace di portare  davanti ai tribunali i delinquenti, anche se titolari di legittimi poteri "sovrani". Se questa funziona poco e male, non si può dire che non ci sia, che non faccia niente, e che un diritto non ancora riconosciuto di fatto, diventi un non diritto.

Il diritto internazionale, in tutte le sue forme e articolazioni, non si regge solo sulle sanzioni, ma soprattutto su una "plurisecolare lotta per il rispetto della dignità umana", che si alimenta con le intuizioni di antichi filosofi e profeti, ma anche col fondamentale apporto del Cristianesimo. "Le beatitudini proclamate nel toccante Discorso della Montagna, ha scritto Antonio nel libro citato, ci consegnano un identikit di operatore per la promozione umana e la pace nella giustizia che non è lontano da quello degli human rights defenders cui fa riferimento la Dichiarazione delle Nazioni Unite del 9 dicembre 1998 sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e di proteggere i diritti umani e le libertà fondamentali universalmente riconosciuti" (p.52).

 

Confidenze, pensando a beatitudini e tribolazioni

Le letture della messa, tra cui il testo delle Beatitudini del Vangelo di Matteo, davanti alla bara di Antonio, hanno reso ancora più chiaro l'itinerario  di fede che ha alimentato il suo impegno professionale, la sua vita e la sua azione volontaria. Il Celebrante, che è stato uno degli allievi di Papisca, ha notato che i tratti delle beatitudini corrispondono singolarmente al profilo del suo professore. Mi è parso allora chiarissimo quanto avevo intuito in molte delle occasioni d'incontro e di collaborazione che abbiamo vissuto negli scorsi decenni.

Quando riuscivamo a ritagliarci un pur breve tempo, magari "a pezzi" per  riflettere, per confrontare, per raccontarci momenti delle nostre "vite parallele", eravamo lieti di queste profonde ragioni di intesa. Vedevamo per così dire dall'interno le motivazioni, le sconfitte e le vittorie, i dubbi e le certezze che ci avevano portati a scegliere associazioni, temi, compiti, iniziative, ciascuno nel suo mondo e al suo livello, ma con singolari consonanze. Nella dedica fattami nel libro citato, mi ha scritto: "Con la stima e l'affetto di sempre".

Io avvertivo l'ampiezza del suo respiro e cercavo di assimilare l'ossigeno che mi veniva dalle sue conversazioni e dai suoi scritti.  Ammiravo anche la sua ricchezza interiore, la vastità e la profondità della sua cultura e del suo impegno, tanto disinteressato sul piano personale, quanto interessato a far andare avanti le idee e a sollecitare le istituzioni, perché producano frutti di pace, di rispetto dei diritti umani, di educazione a uno sviluppo compatibile con questo rispetto. Avevo quasi un anno più di lui, ma mi sentivo un suo discepolo, e onorato per la sua partecipazione a gruppi di lavoro e a convegni a cui ho potuto invitarlo, in sede universitaria e ministeriale. 

Appresi con gioia che anche lui mi onorava della sua stima, perché il 14 febbraio 2009 mi scrisse in una mail: "Carissimo Luciano, ho centellinato, la sera, il tuo diario sapienziale 'A noi è andata bene': boccate d’aria pura, al termine di giornate dense di impegni e di confusione cosmica! Grazie! Antonio".

 

Alla Statale di Milano, in un convegno-concerto per la pace

Il 18 novembre del 1986, in collaborazione con l'Unicef, promossi alla Statale di Milano un convegno, che si tenne nell'Aula magna, sul tema La pace nella ricerca universitaria. Aderirono una dozzina di colleghi di diverse discipline. Antonio non solo accettò di affrontare il tema "La pace e lo sviluppo nel cantiere dei diritti umani", ma mi propose la partecipazione, che poi riuscimmo un po' rocambolescamente a organizzare, di ben centocinquanta artisti dei cori polifonici dell'Università di Verona, dell'Università di Venezia e del Coro delle voci bianche delle scuole medie statali di Vicenza. Al centro del semi-pomeriggio musicale si pose il Concentus musicus patavinus, fondato da Antonio, per eseguire, con orchestra e cori, la cantata Pro pace di Dalla Vecchia, su un testo di anonimo pacifista. Riuscii a pubblicare gli atti, con Guerini e Associati, purtroppo, dati i tempi e il budget, senza musica, che era uno degli amori di Antonio come musicista e non solo come fruitore di armonie.

Negli anni successivi ci vedemmo più volte in sede di Comitato UNICEF, con Aldo Farina, e tanti amici, fra cui Aldo Visalberghi, per dare pareri e contributi in vista della stesura della Convenzione internazionale dei diritti del minore, che  poi fu approvata dall'ONU nel 1989. E più volte c'incontrammo per seminari sull'educazione alla pace, con Johan Galtung, Nanni Salio, Tonino Drago, Antonio Labate, Giuliana Martirani; e anche in occasione di qualcuna delle molte marce della pace Perugia-Assisi, organizzate dalla Tavola della pace, promossa dal 1988 da Flavio Lotti, formidabile organizzatore e animatore, che riconosce in Papisca un ispiratore e un maestro di un pacifismo serio, impegnato e dinamico.

 

Gruppi di lavoro al MIUR: dall'educazione civica e dalla cultura costituzionale a Cittadinanza e Costituzione

Nel 1995 Antonio accettò di far parte del Gruppo di lavoro ministeriale, da me presieduto per incarico del ministro Lombardi, che ebbe il compito di attuare quanto raccomandato dal CNPI, in una Pronuncia sul tema "Educazione civica, democrazia e diritti umani". Erano con noi Luciano Amatucci, Enzo Balboni, Piero Cattaneo, Agostino Giovagnoli,, M.Teresa Moscato, Antonio Nanni, Sandro Pajno, Giulia Rodano, Paola Tantucci, Stefano Zamagni. Ne uscì la direttiva 8.2.1996, n. 58, con l'allegato "Nuove dimensioni formative educazione civica  e cultura costituzionale", oltre a un curricolo continuo che integrava e aggiornava il decreto sull'educazione civica di Aldo Moro (1958). Non riuscimmo a far introdurre nell'ordinamento questi programmi, ma non per questo si rinunciò all'obiettivo.

Nel 2008 ci trovammo di nuovo in un gruppo di lavoro, istituito dal ministro Gelmini, che me ne affidò la presidenza. L'educazione civica prese il nome di Cittadinanza e Costituzione, nell'art. 1 della legge 30.10 2008 n.169. Nel gruppo continuammo a lavorare per stendere il Documento d'indirizzo per la sperimentazione dell'insegnamento di Cittadinanza e Costituzione, che fu firmato e presentato ufficialmente a Palazzo Chigi il 4 marzo, ma di nuovo non entrò a far parte delle discipline ufficiali. La presidenza del Gruppo passò a Giovanni Biondi, che fece continuare i  lavori, all'IINDIRE di Firenze, senza dar loro uno sbocco istituzionale stabile. Cito la conclusione del lungo appunto che Antonio mi mandò nel 2009:

"In conclusione, Cittadinanza e Costituzione sono i parametri di riferimento di un’educazione che deve tenere conto dei principi costituzionali e degli obblighi internazionali assunti dall’Italia in materia di diritti umani, nonché degli orientamenti, sempre più convergenti in re, delle Nazioni Unite, dell’Unesco e del Consiglio d’Europa.

Costituzione significa Legge e Istituzioni. Cittadinanza significa status e ruolo conformi alla Legge fondamentale e in costante interazione con le Istituzioni.

Un disegno educativo, perché sia tale, deve fare riferimento ad un paradigma valoriale. Esiste oggi un paradigma che non è frutto dell’opinione di questo o quel filosofo, di questo o quel leader politico o religioso, di questo o quel governo. E’ il paradigma dei diritti umani - diritti della persona, diritti fondamentali -, la cui intrinseca universalità ha il sigillo della precettività dello ius positum di portata mondiale.

Si ricorda che i diritti umani sono civili, politici, economici, sociali, culturali, da conoscere, promuovere e realizzare nel rispetto della loro interdipendenza e indivisibilità, cioè di un principio giuridico che assume la verità ontologica dell’integralità dell’essere umano, fatto di anima e di corpo, di spirito e di materia. Anche tenuto conto di questo dato, l’educazione a Cittadinanza e Costituzione non può che essere secondo l’Approccio integrato di Educazione Globale (Global Education) basata sui diritti della persona (human right)".

Il "pressing" al Ministero proseguì negli anni successivi, per evitare l'oblio sul nostro lavoro. Antonio mi scrisse il 17 6 2012:  "Cari Luciano e Colleghi,  mi associo naturalmente anch'io alla opportuna iniziativa. Vi informo che 'Cittadinanza e Costituzione' è oggetto di un progetto UE intitolato 'Citizenship and Constitution. Learning European Union at School", assegnato dalla Commissione Europea al Centro diritti umani dell'Università di Padova, in corso di concreta realizzazione con la collaborazione dell'INDIRE. Abbiamo trovato il modo di internazionalizzare l'"insegnamento" che ci interessa, nell'intento, non soltanto di non perderne memoria, ma di radicarlo grazie anche all'attenzione-supporto europeo. Sono coinvolti 40 insegnanti-tutor + 20 referenti degli Uffici scolastici regionali, i quali hanno partecipato a due Seminari nazionali: a Padova (2-4 aprile), a Sorrento (27-29 maggio) (http://unipd-centrodirittiumani.it).

Questi meravigliosi insegnanti sono tuttora al lavoro per elaborare il loro contributo da inserire  nel sito web INDIRE di Cittadinanza e Costituzione.

Posso testimoniare del loro impegno e della loro determinazione nel portare avanti il fertile percorso. La realtà per così dire di base è significativamente mobilitata.

Voglio sinceramente sperare che il MIUR ne prenda atto.

Con un cordiale saluto.  Antonio Papisca".

Il suo lavoro di attento studioso dotato di un efficiente radar internazionale, diventava così "cittadinanza agita", in uno dei tanti gruppi di lavoro di cui aveva fatto e faceva parte.

In calce a un precedente appunto mi aveva scritto: "Colgo l'occasione per ringraziarti, dal profondo del cuore, per tutto quello che hai fatto e farai nel superiore interesse dell'autentica educazione civica nel nostro Paese". 

Grazie, Antonio, continua a lavorare con noi!

Luciano

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