27 gennaio: Giornata della Memoria

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“Siamo entrati da un cancello, siamo usciti da un camino e oggi il cancello è ancora aperto”

Questa la frase che più di tutte mi ha colpito nel corso di questi giorni a Cracovia, durante il Viaggio della Memoria organizzato dal Miur e dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. 

Eravamo circa 200 dall’Italia: studenti e docenti delle scuole, rappresentanti delle associazioni studentesche e dei genitori, membri del Consiglio Superiore della Magistratura e rappresentanti di Sinti, Rom e Camminanti, che per la prima volta hanno vissuto quest’esperienza di ricordo e di commemorazione dei propri defunti deportati con l’UCEI e il MIUR.

Sono stati giorni intensi e emozionanti dovuti al contatto con un vissuto che è nel nostro DNA, una storia che non si può cancellare e che segna la vita di ciascuno di noi. Un segno indelebile come quello sul braccio di Andra Bucci, deportata a 4 anni sopravvissuta all’olocausto, che rivela di non aver mai voluto cancellare il numero che le fu tatuato al suo arrivo al campo di concentramento, perché cancellarlo dalla sua pelle non sarebbe significato cancellarlo dalla sua vita.

 

 

                                            Figura 1 - Campo di concentramento Auschwitz I, la tristemente celebre famosa frase "Arbeit macht Frei",
                                            
ovvero "Il lavoro rende liberi"

 

In questo anno, la Memoria della Shoah assume un significato aggiunto, dovuto al contesto nella quale si sviluppa: nel 2018, infatti, ricorrono gli 80 anni della emanazione delle leggi razziali o “razziste” come le ha definite il nostro Presidente Sergio Mattarella. Ricorrono anche i 70 anni  della nostra Carta Costituzionale, figlia dei primi anni del secondo dopoguerra, che ci viene consegnata proprio in questi giorni in tutte le classi d’italia dal MIUR.

 

Durante questi giorni polacchi, abbiamo avuto la possibilità di visitare e percorrere i luoghi in cui deportati vennero privati della loro umanità, trattati come dei “pezzi” non come delle persone. 

La presenza di Andra, che ci ha accompagnato passo dopo passo per questi luoghi, ci ha permesso di entrare ancor di più in contatto con quanto è accaduto in quegli anni bui della storia dell’umanità: la visita ai luoghi dello sterminio ha lasciato impronte nei nostri cuori, interrogandoci sul ruolo delle nostre azioni e dei nostri pensieri quando ci dimentichiamo della ricchezza dell’incontro con altre persone.

 

“E noi? Cosa possiamo fare?”

La risposta a questa domanda gira intorno ad una parola: “Vita”, un dono da difendere contro tutte le forme di violenza, crudeltà e umiliazione derivanti da uomini con cuori induriti.

 

Noi tutti, studentesse e studenti, donne e uomini,  per non indurire i cuori, dobbiamo amare e starci accanto rispettandoci e ricordandoci l’importanza della presenza di ciascuno di noi in questo grande disegno.

La Ministra Valeria Fedeli ci ha chiesto di “Fare memoria attiva” nelle nostre classi, nella nostra vita grazie allo studio della storia e della costituzione e con la pratica dell’ educazione al rispetto come ci insegna la nostra Costituzione:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

 

 

Francesco Caputo, Collaboratore Centrale Msac

 

 

 

                      Figura 2 - Auschwitz II Birkenau, Andra Bucci racconta il suo arrivo al campo di concentramento, vicino a un vagone del treno con il
                    
quale i deportati arrivavano al Campo di Concentramento

 

La testimonianza dal treno della memoria di Francesca, Segretaria diocesana di Lecce

La testimonianza dal treno della memoria di Claudia e Giorgia, Segretarie diocesane di Nardò-Gallipoli