23 Maggio, Palermo chiama Italia. Il racconto di chi c'è stato, 25 anni dopo le stragi di Capaci e Via D'Amelio

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Lunedì 21 maggio da Civitavecchia è salpata una nave piuttosto particolare. Non piena di turisti, ma di studentesse e studenti d’Italia. Non una nave che permette ai viaggiatori di trascorrere una vacanza per staccarsi dalla vita quotidiana. Ma una nave che è partita per fare del coraggio di due uomini il coraggio di tutte le cittadine e tutti i cittadini d’Italia.

Abbiamo scelto di celebrare la chiusura di questa settimana, vissuta nel ricordo delle stragi di Capaci e via D’Amelio, con un articolo che raccoglie le emozioni e i pensieri di chi a Palermo, il 23 Maggio, è sceso in piazza a manifestare vicinanza alle vittime e disprezzo per la mafia, di 25 anni fa come di oggi.

Tra le tante persone presenti a Palermo lo scorso 23 Maggio, c'erano anche Adelaide, Chiara e Carlo. Ripercorriamo quella giornata attraverso le loro parole.

Adelaide Iacobelli, Segretaria nazionale del Msac, ci racconta cos'è la nave della legalità, che ha portato a Palermo le studentesse e studenti di tutta Italia.

Sulla nave organizzata dal MIUR e al corteo di Palermo, il Movimento Studenti di Azione Cattolica era presente. Ci siamo stati perché come associazione studentesca sappiamo che coltivare un senso di giustizia e di lotta alla criminalità organizzata è anche compito nostro. Non vogliamo tirarci indietro, desideriamo vivere in un Paese in cui essere onesti non ti rende in pericolo, in cui essere giusti non ti rende un traditore, in cui ricordare Falcone e Borsellino non significa chiudere una parentesi, ma piuttosto continuare un percorso di lotta alla mafia. Per questo non basta studiare ciò che è stato, serve celebrare solo se si genera un impegno. Allora grazie a Giovanni e a Paolo, che la loro testimonianza passata ci dia coraggio nel presente, che il loro impegno di 25 anni fa illumini il nostro essere associazione studentesca, tra i banchi di scuola e per le vie della città, ogni giorno.

 

Chiara Tocco, segretaria del circolo MSAC di Monreale, ci aiuta a ripercorrere gli aspetti più belli del corteo del 23 maggio a Palermo raccontando emozioni, suoni e colori.

Palermo ha chiamato l’Italia.  E l’Italia ha risposto.

Martedì scorso, mille studenti dalla nave della legalità sono sbarcati a Palermo e più di 70 mila studenti siciliani erano ad aspettarli.
Il 23 Maggio e il 19 Luglio, anniversari delle stragi di Capaci e via D’Amelio, sono date importanti, lezioni di vita, di pace, di giustizia.
Le strade di Palermo sono state stracolme di gente, abbiamo sfilato insieme: bambini, giovani e adulti di tutta Italia. Abbiamo portato con noi bandiere, palloncini e striscioni. Abbiamo gridato a squarcia gola: “noi nel ‘92 non c'eravamo, ma oggi ci siamo e ci saremo. Palermo, Sicilia, Italia sono cosa nostra”. Sì, nostra, di noi studenti e lavoratori che siamo il futuro di questa terra, che continuiamo a credere alle potenzialità del nostro Paese e a lottare per esse. Durante il corteo ho visto un Paese unito. Eravamo lì per commemorare, ma non limitandoci al ricordo, perché eravamo lì per essere memoria viva, per continuare a scrivere la storia. Siamo noi il cambiamento, pronti a vincere la sfida. Durante il corteo a Palermo tutto ha parlato: il silenzio, gli occhi commossi, gli applausi. Però alle 17.58, l'ora della strage, tutto ha taciuto. Sono stati letti i nomi di Giovanni, Francesca, Vito, Antonio e Rocco, morti il 23 Maggio 1992 nella strage di Capaci e sono stati letti i nomi di Paolo, Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo e Walter morti 57 giorni dopo. Sono uomini e donne che hanno creduto in questa terra, ci hanno sperato, e ci hanno indirizzato verso la strada della legalità e della giustizia. Le loro idee adesso camminano sulle nostre gambe.
Siamo CAPACI di non dimenticare.

 

E non poteva mancare nel corteo la bandiera dell’Azione cattolica, sventolata dai giovani dell’Ac di Palermo. Qui di seguito Carlo Giuliano, Vicepresidente per il Settore giovani, ci permette di ripercorrere l’anniversario attraverso gli occhi di chi vive ogni giorno quella città, con le sue bellezze e contraddizioni.

Nelle nostre frenetiche vite spesso i giorni passano e non ce ne accorgiamo. Ma ci sono date che ci costringono a fermarci, a riflettere, a ricordare. Il 23 Maggio ci sarò! All'anniversario della strage di Capaci, mi sono detto: “io ci sarò”.

Diceva Falcone: “Le persone passano, le idee, i valori restano”. E sono valori che perfettamente si sposano con lo spirito dell'Azione Cattolica. Infatti Falcone e Borsellino sono stati martiri di un sistema che inneggia alla violenza, all'egoismo e alla solitudine. Tutti sentimenti e situazioni che sono presenti nei luoghi comuni del nostro abitare. Forse non ci toccano personalmente, ma ci fanno saltare dalle sedie perché troppo ingiusti. La mia Palermo è stata macchiata da tanto sangue innocente e a volte vivere sembra pesare. Mi viene detto: “la mafia qui è questione di testa”. Come se i palermitani siano conformati a questo, ma non è così. Con una riflessione più profonda, quello che condiziona ancora oggi è la paura. Paura che si legge negli occhi di chi ha vissuto gli anni delle stragi, che si ascolta nelle parole di chi racconta la perdita di un amico o parente, che si vede nei volti delle vittime del racket.

E poi arriva il 23 maggio, e ti accorgi che l'amore, il senso civico e l'unità sono più forti di qualsiasi mafia. Ti accorgi che anche nelle strade di Palermo riesci a strappare un sorriso, a commuovere un cuore. Questa è Palermo!

Perché questa mentalità, questa schiavitù, si può e si deve sconfiggere. Giovanni e Paolo lo hanno insegnato e l'Italia intera, venendo nei luoghi dei personaggi straordinari che ci hanno preceduto nella lotta, lo ha testimoniato. Non possiamo rimanere anonimi. Testimoniamo la gioia del Vangelo. Tanti cortei, tante realtà, tante storie che si intersecano in un albero che dal di fuori non è neanche tanto bello, ma rappresenta tanto. E i palermitani lo hanno sentito, perché i cori dei cortei sono stati più rumorosi di quelle bombe che ci hanno portato via i nostri eroi.

Giovanni e Paolo grazie per aver sognato anche per noi. Il vostro sogno anno dopo anno diventa più reale. Partecipare ne è valso più di studiare una pagina di libro, perché è significato essere protagonisti della storia, viverla per poterla poi raccontare.

Impariamo ogni giorno ad essere persone, cristiani e cittadini che lottano contro la mafia, per dire ancora una volta che il FUTURO è PRESENTE! #iocimettolafaccia #pernondimenticare

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